“Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre” scrisse José Saramago. Non sappiamo se Mario Schifano avesse letto il portoghese, ma certamente queste sue parole sono forse il miglior viatico per accostarsi alla poetica di questo immenso pittore a cui il palazzo delle Esposizioni di Roma dedica una retrospettiva incontrovertibilmente imperdibile che ha come fil rouge la parola “rigenerazione”.
Perché tra le incommensurabili peripezie che caratterizzarono la sua arte oltre che la sua biografia, il vorace e prolifico viaggio dello Schifano che operava per accostamenti, spesso per semplificazione, contaminazione, riduzione, sottrazione, parcellizzazione, non finiti e monocromi, e che sempre sperimentava, attraversando con profonda levità fotografia, cinema, pubblicità, immagini digitali, cementi e superfici rilucenti di plexiglass, ha così aggiornato ogni volta la propria pittura nel segno di una sensibilità e passione inesauribili.
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Pop con una grande anima e grazia
Pop si, anche, ma un pop con una grande anima e grazia è stato il suo, in grado di guardare all’America con la consapevolezza che solo certi romani d’adozione hanno.
“Passione per la pittura”
“Il nòcciolo tenero e sensibilissimo del suo animo è la passione per la pittura”, scrive il critico Cesare Vivaldi nel 1963 del giovane Schifano.
Oltre 100 opere
Con una raccolta di oltre cento opere tra le più rappresentative della sua poetica e provenienti da collezioni pubbliche e private italiane ed estere, la mostra Curata da Daniela Lancioni, con approccio segnatamente cronologico restituisce la biografia artistica di Schifano attraverso le sue principali invenzioni visive: dalle opere degli esordi degli anni Cinquanta, informali e materiche, ai primi monocromi del 1960, dalla stagione inaugurata con la mostra Tutto nel 1963 alla Galleria Odyssia di Roma alle nuove iconografie mediate dal linguaggio fotografico e dalle figure della storia dell’arte (dai Futuristi a Malevič), dai Paesaggi TV al cinema fino ai dipinti fuori misura degli anni Ottanta e ai lavori degli anni Novanta, nei quali più esplicita si è manifestata la sensibilità dell’artista per le emergenze sociali.







