(Il Sole 24 Ore Radiocor) – La guerra in Medio Oriente travolge anche i mercati azionari, che chiudono in profondo rosso e vedono schizzare al rialzo le quotazioni di gas, petrolio e dollaro. Non fa eccezione il Ftse Mib che chiude a -2% e brucia in una sola seduta oltre 17 miliardi di capitalizzazione. La paura di un nuovo shock energetico – il terzo in pochi anni dopo il Covid (nel 2020) e invasione russa dell’Ucraina (2022) – per gli analisti potrebbe infatti tradursi in una nuova fiammata inflazionista, mandano all’aria le previsioni fatte fin qui di un taglio dei tassi da parte di Fed e Bce (che anzi potrebbero ritoccarli al rialzo). Ma il ‘lunedì nero’ dei listini azionari deve fare i conti soprattutto con il rischio di blocco per le catene di approvvigionamento energetico e, di conseguenza, la tenuta dell’economia globale, considerando gli enormi flussi di greggio e Gnl che passano via nave tramite lo stretto di Hormuz. Tanto che alcuni osservatori già ipotizzano il barile a quota 100 dollari nel giro di poco tempo se il conflitto dovesse prolungarsi, nonostante l’aumento della produzione dell’Opec+. Parallelamente, l’interruzione dei trasporti aerei (la più grande registrata a livello globale con 19mila voli ritardati e oltre 2.600 cancellati) sta pesando sulle compagnie del settore: tra le altre, sono in forte ribasso Deutsche Lufthansa e Air France-Klm che hanno sospeso le tratte verso il Medio Oriente.
Wall Street tiene, corrono i tecnologici
Wall Street chiude contrastata. Il Dow Jones perde lo 0,15% a DJIA 48.904,78 punti, il Nasdaq sale dello 0,36% a 22.748,86 punti e lo S&P 500 guadagna lo 0,04% 6.881,59 punti. Vicini, quindi, alla parità gli indici a Wall Street, in recupero rispetto alla prima parte, influenzata dall’attacco all’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, che ha causato un’impennata dei prezzi del petrolio, aggiungendo l’instabilità del Medio Oriente alla lista delle crescenti preoccupazioni. In rialzo molti titoli tech, che cercano il rimbalzo dopo i recenti cali dovuti alle preoccupazioni sull’intelligenza artificiale: salgono Nvidia Corp, Microsoft Corp e Oracle, mentre Palantir Technologies è il miglior titolo sullo S&P 500. A beneficiare invece del conflitto in Medio Oriente sono i titoli energetici e del settore difesa: Northrop Grumman , Rtx Corp , Lockheed Martin, Exxon Mobil e Chevron.
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Giù industriali e banche, acquisti su petroliferi e difesa
I timori per la tenuta dell’economia globale, alla luce del blocco delle catene di approvvigionamento dell’energia, colpiscono i titoli industriali e le banche, mentre guadagnano terreno in controtendenza quelli della difesa e i petroliferi, trainati dal rally del prezzo del greggio. Tra i principali titoli milanesi perdono così quota Stellantis , Unipol , Banca Pop Er , Mediobanca , Brunello Cucinelli e Intesa Sanpaolo . Nel Ftse Mib sono invece ampiamente sopra la parità solamente Leonardo – Finmeccanica , Eni , Fincantieri , Tenaris e Italgas .
Petrolio in volata, strappa anche il gas a +50%
L’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e la conseguente decisione delle petroliere di evitare il passaggio nello stretto di Hormuz mettono le ali al prezzo del petrolio nonostante l’aumento superiore alle attese della produzione in aprile annunciato dai paesi dell’Opec+. Il future di aprile del Wti balza del 7% a ridosso dei 72 dollari, mentre il contatto per maggio del Brent sale di oltre l’8% verso gli 80 dollari. Venerdì in chiusura i contratti di riferimento viaggiavano rispettivamente a 66,6 e 72,5 dollari. Dallo stretto di Hormuz transita circa un quinto del petrolio consumato a livello globale, il 38% del quale è destinato al mercato cinese (il 3% all’Europa), oltre che il gas liquefatto del Qatar (un quinto di export globale). La crisi in Medio Oriente mette così le ali anche al gas naturale: sulla piattaforma Ttf di Amsterdam il future di riferimento vola del 50% a 46 euro al megawattora. In particolare, la materia prima ha accelerato dopo la notizia dello stop alla produzione di gnl qatarino a seguito di danni provocati da droni iraniani a un impianto.
Balzo dell’oro spot, nonostante la risalita del dollaro
Il caos in Medio Oriente innesca anche il rally dei metalli preziosi. Sull’onda dell’incertezza geopolitica ed economica, balza l’oro e sono in rialzo anche l’argento, il platino e il palladio. Tra i beni rifugio per eccellenza, i metalli preziosi e l’oro sono «forse il miglior barometro per riflettere l’incertezza globale – ha affermato l’analista indipendente Ross Norman, citato da Radiocor – Dovremmo aspettarci che il metallo giallo venga rivalutato al rialzo raggiungendo nuovi record, dato che stiamo entrando in una nuova era di incertezza geopolitica». Questo, nonostante il rimbalzo del dollaro che, secondo gli operatori, rende più costoso l’acquisto dei metalli preziosi e limita gli acquisti. L’euro arretra a quota 1,17. Nel frattempo, dopo l’ottovolante del week end, le criptovalute tentano un timido rimbalzo: il bitcoin sale sopra i 66mila dollari, dopo essere arretrato sotto quota 64mila dollari sabato scorso.





