UniCredit delinea quella che potrebbe essere il percorso di creazione di valore con Commerzbank. E dal piano emergono tre aspetti chiave: la disponibilità a rivedere le condizioni dell’Ops in base alle adesioni, il crescente peso della Germania nella geografia dell’istituto, e un utile prossimo ai 21 miliardi di euro.
Tassello chiave perché il piano possa dispiegare i suoi effetti è l’offerta di di scambio rispetto alla quale l’ad Andrea Orcel ha spiegato che l’esito «dipende dal livello di adesione, che a sua volta influisce, insieme a una maggiore trasparenza da parte di Commerzbank, su una possibile revisione dell’offerta». Orcel a riguardo ricorda due possibili scenari post offerta. Nel nel primo UniCredit rimane al di sotto della soglia di controllo, «che possiamo gestire se raggiungiamo una percentuale che non assicura ritorni superiori al nostro costo del capitale». Il secondo si raggiunge «una percentuale che assicura ritorni superiori al costo del capitale» e consente «una transazione strategicamente e industrialmente valida». «Entrambi gli scenari – evidenzia il top manager – sono una vittoria per Unicredit e nella nostra opinione gli azionisti di Commerzbank aderiranno» all’offerta.
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Con una combinazione con Commerzbank, ha poi aggiunto Orcel, «la Germania diventerebbe il paese numero uno nel gruppo, con circa il 95% delle decisioni prese a livello locale e un’influenza chiave nella direzione generale del gruppo».
Impatto rilevante poi sul fronte dei numeri. Unicredit prevede un utile netto di circa 21 miliardi di euro nel 2030 a seguito della fusione con Commerzbank. Stima inoltre ricavi netti per circa 45 miliardi di euro nel 2030 e costi inferiori a 14,5 miliardi di euro nel 2030. Il dettaglio è contenuto nella presentazione del gruppo Piazza Gae Aulenti che sottolinea come l’istituto di Francoforte sul Meno «non sia adeguatamente preparato per il futuro».
Commerzbank presenta, per UniCredit, «una storia di risultati operativi deludenti» ed è «attualmente sopravvalutata rispetto ai fondamentali». Secondo Gae Aulenti l’istituto tedesco presenta «debolezze strutturali» che sono solo «mascherate da fattori finanziari favorevoli, combinati con una crescita internazionale aggressiva e più rischiosa, non correlata alle sue attività in Germania e in Polonia». Unicredit, con il suo approccio che definisce Commerzbank Unlocked, vede per l’istituto tedesco l’ utile salire a 5,1 miliardi nel 2028 e per il 2030 a 6 miliardi con una combinazione. Le stime di Unicredit indicano poi un rapporto cost/income di 7 punti percentuali più basso nel 2028 rispetto agli obiettivi della banca. Quanto alla sola Germania l’aggregazione con Hvb porterebbe ad un istituto da 8,5 miliardi di utile.





