Oltre alle notizie sul conflitto in Medio Oriente, i dazi sono tra i temi più seguiti del 2026. La recente sentenza sui dazi della Corte Suprema Usa, e i bizzarri attacchi del presidente Trump che sono seguiti, non dovrebbero influire molto sulle azioni. Infatti, l’effetto sorpresa è il fattore responsabile dei maggiori movimenti dei mercati azionari e poiché i dazi sono stati analizzati minuziosamente ormai non costituiscono più una sorpresa.
La realtà è che i dazi sono sempre negativi soprattutto per chi li impone, come dimostra il ritardo dei titoli azionari statunitensi nel 2025. La premier Meloni definisce giustamente quello di Trump «un errore». Quando lo scorso aprile i dazi “reciproci” sono stati svelati, compreso un dazio del 20% nei confronti dell’Ue, la loro ampiezza, entità e bizzarria hanno scosso i mercati, che hanno scontato rapidamente gli scenari peggiori.
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Tuttavia, proprio come mi aspettavo, la realtà ha finito per rivelarsi meno cupa delle attese. Il commercio mondiale è cresciuto del 3,4% nel 2025. Le esportazioni dell’Eurozona al di fuori della sua area sono aumentate del 2,4%. Le esportazioni italiane totali nel 2025 sono cresciute del 3,3% e quelle verso gli Stati Uniti hanno superato il 7%. Persino la Cina, principale obiettivo degli Stati Uniti, ha visto crescere le esportazioni del 5,5% nel 2025, nonostante il crollo delle spedizioni dirette negli Stati Uniti.
Il motivo? Le aziende hanno trovato soluzioni alternative, come il trasbordo (ovvero la movimentazione di merci da una nave a un’altra verso la destinazione finale). Le esportazioni cinesi verso il Sud-est asiatico sono salite alle stelle, mentre le importazioni americane dai Paesi dell’Asean sono cresciute significativamente, del 30% anno su anno nel mese di gennaio. Una coincidenza? Non credo proprio.
Per di più, calcolare i dazi non risulta agevole. Pochi prodotti provengono interamente da un unico Paese: se un prodotto viene progettato a Torino, fabbricato in Vietnam con macchinari statunitensi e componenti provenienti da più Paesi, quale dovrebbe essere il Paese di provenienza ai fini della tariffa doganale? E questo ancor prima del trasbordo e dell’elusione illegale dei dazi, due fenomeni alquanto diffusi.





