Dopo mesi di paralisi, c’è una data nel calendario del Senato: mercoledì 3 giugno. Allora, e per la prima volta da due anni, il disegno di legge sul trattamento per il fine vita potrebbe essere discusso. In ogni caso, e cioè anche se le commissioni Giustizia e Sanità non avessero sbloccato l’iter (impantanato da mesi sul voto degli emendamenti, mai cominciato). Ma con quale testo, è il vero arcano. Le opposizioni esultano per aver preteso e ottenuto la data certa per l’esame in Aula. Una conquista strappata al tavolo dei capigruppo grazie alla mediazione del presidente La Russa (“che l’ha imposta alla maggioranza” aggiungono i più maligni). Ma soprattutto la sinistra deduce, e rivendica, che in Aula andrà la proposta di Alfredo Bazoli del Pd, appoggiata da tutte le minoranze. Un atto del 2024 che consente l’accesso al trattamento per chi ha una malattia irreversibile, abbia espresso “una volontà attuale, libera e consapevole” e che avvenga “con il supporto e sotto il controllo e del Servizio sanitario nazionale”. Un elemento, il coinvolgimento del Ssn, assente nella proposta della maggioranza (firmata dai relatori Zullo e Zanettin) e oggetto di scontro tra gli schieramenti. Perciò il ragionamento dell’opposizione è che se entro il 3 giugno non si troverà un accordo su un testo unitario, sarà inevitabile ricorrere a quello di Bazoli. Ora però nella contrapposizione, grazie a Forza Italia potrebbe aprirsi una terza via, apparentemente più conciliante. Non a caso sono soprattutto gli azzurri a intestarsi la novità di giornata. “E’ grazie a noi che si è riaperta la discussione”, rimarcano all’unisono.
E Stefania Craxi, capogruppo al Senato e investita del ruolo di sherpa, aggiunge sibillina: “FI ha un’idea di mediazione, vedremo se sarà accettata”.
Una svolta liberal, quella del partito di Berlusconi, che si incrocia con l’impegno di Luca Zaia, da sempre attento ai diritti civili e di nuovo in campo sul fine vita. Domani l’ex governatore e ora presidente del Consiglio regionale del Veneto sarà alla proiezione del docufilm “Lasciatemi morire ridendo” sulla storia di Stefano Gheller, il vicentino malato di distrofia muscolare e voce della battaglia sul suicidio medicalmente assistito. Un’iniziativa promossa da Avs che potrebbe rilanciare, in Veneto, la proposta di legge regionale sul fine vita bocciata nel 2024 e che prevede il Ssn. “Sarò lì in veste istituzionale, la mia presenza non è uno schieramento”, è la premessa dell’ex Doge. Denuncia amaro il ritardo della politica rispetto alla società civile ma scandisce: “Serve una legge chiara, a tutela di tutti”, convinto di un principio-mantra: “Sui diritti civili deve esserci una sorta di no-fly zone”. Non a caso nel suo partito, la Lega, nessuno si espone sul tema, fermi alla libertà di coscienza da sempre predicata da Matteo Salvini. Tacciono anche i meloniani, mentre circola fiducia tra i senatori di FI. Alcuni, a microfoni spenti, azzardano che la mediazione accennata da Craxi sarà un emendamento che la senatrice (che fa parte della commissione Giustizia) potrebbe presentare per sciogliere il nodo sul fine vita negli ospedali pubblici. Non si fida invece Riccardo Magi di + Europa che rilancia la proposta di legge popolare dell’associazione Coscioni.
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