Invece poi si scopre che il modello che Einstein aveva fatto per mostrare un’assurdità fotografa una realtà che si rivela essere non locale.
Questa idea della non località ora è stata capita bene? Ci sono applicazioni che vi si basano, però questo lo si fa avendola capita o invece sfruttando le proprietà di quel che si è capito esistere ma non si sa come?
Direi più la seconda opzione: la si usa. Il computer quantistico il teletrasporto, tutte le applicazioni si basano sull’entanglment, quindi sulla non località, ma quale sia la sua descrizione corretta non è chiaro, ci sono diverse proposte e non c’è accordo nella comunità scientifica.
Ma come funziona il computer quantistico?
Il computer classico, ossia quello che abbiamo in casa, funziona sulla base del cosiddetto bit che è l’elemento fondamentale per il calcolo. Il bit è un oggetto fisico che ha 2 stati possibili, che chiamiamo 0 e 1. Tipicamente, un circuito microscopico che può essere aperto (0) oppure chiuso (1). Nel computer quantistico invece del bit c’è un oggetto che si chiama qubit. Come il bit, ha 2 stati possibili, che sono 0 e 1, ma conformemente agli assiomi della meccanica quantistica può avere anche stati intermedi tra lo 0 e l’1, ossia stati che sono un po’ 0 un po’ 1 come il famoso gatto di shrödinger, che possiede degli stati intermedi tra l’essere vivo e l’esser morto. Inoltre, possiede stati in cui lo 0 è molto più presente dell’1, oppure stati in cui l’1 è molto più presente dello 0: un’infinità di stati intermedi. La cosa però limitante è che quando il computer quantistico viene osservato, ogni qubit restituisce o 0 oppure 1, cioè si perde la ricchezza degli stati intermedi. Si potrebbe quindi pensare che questa disponibilità di infiniti stati intermedi non abbia conseguenze sul funzionamento del computer, invece è stato dimostrato con questa scienza che si chiama informazione quantistica, che grazie alla disponibilità di questi stati intermedi e anche all’entanglement, ossia alla non località, che il computer quantistico, in certi particolari problemi , può essere più veloce di quello classico. Ora, la domanda che ci si può fare, è: fisicamente, cioè a livello di hardware, che cosa sono questi qubit? Ecco, negli ultimi decenni sono state sviluppate tante tecnologie che possono fornire i qubit per i computer quantistici. Per esempio, le trappole ioniche, i circuiti superconduttori o i quantum dot. E ci sono ancora tante altre proposte. alcune sono robuste nel senso che resistono alle interazioni con l’ambiente che distruggono l’entanglement, altre invece sono scalabili, ossia danno la possibilità di avere sistemi con molti qubit. Su questo punto la ricerca è estremamente attiva. Infine, proprio perché l’entanglement è molto fragile, per effettuare i calcoli quantistici va preservato. A questo scopo bisogna mantenere il computer quantistico a temperature molto basse, che garantiscono la conservazione dell’entanglement. Ciononostante è possibile che durante il calcolo ci siano degli errori. A questa possibilità risponde un filone ricchissimo di ricerca che si chiama quantum error correction.







