(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Evitata una nuova disfatta sui mercati finanziari europei in scia al rallentamento della corsa del greggio che torna sotto i 100 dollari al barile dopo la riunione dei Paesi del G7 volta a contenere lo shock energetico dovuto alla guerra in Iran, entrata nella sua seconda settimana. La decisione dei ministri delle Finanze di non attingere alle riserve strategiche , accanto alla dichiarazione di Trump al New York Post sugli Usa che non sono «per nulla vicini» a un’invasione di terra in Iran, hanno contribuito a migliorare il clima sui mercati. La giornata era partita con il piede sbagliato: nelle prime ore della seduta Piazza Affari era arrivata a cedere oltre il 2%, mentre l’oro nero volava a +20% e oltre. A fine seduta, il Ftse Mib segna -0,3%, il Cac 40 di Parigi -0,98%, il Dax di Francoforte -0,57%, l’Ibex di Madrid -0,7% , mentre l’Aex di Amsterdam strappa un +0,3 per cento.
L’attenzione degli investitori resta alta sugli sviluppi del conflitto mediorientale dopo che la fiammata del greggio (oltre 100 dollari) e del gas naturale hanno alimentato i timori di stagflazione, perché allo stesso tempo alimenta l’inflazione e ostacola la crescita economica.
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Wall Street chiude positiva, Wti torna sotto i 100$
Wall Street azzera le perdite iniziali e chiude positiva con la ridiscesa del petrolio sotto i 100 dollari: il Dow Jones sale dello 0,50%, a 4.7740,80 punti, mentre il Nasdaq segna un progresso dell’1,38%, a quota 22.695,95. Allunga anche l’S&P 500, a 6.795,99 punti (+0,83%). Il Wti è tornato sotto i 100 dollari al barile, dopo aver toccato i massimi dal 2022, alimentando la preoccupazione per un contesto di stagflazione per l’economia statunitense, caratterizzato da un’inflazione crescente e da una crescita in rallentamento. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha scritto che un aumento dei «prezzi del petrolio a breve termine» è un «prezzo molto basso da pagare» per distruggere la minaccia nucleare iraniana. «Non possiamo escludere un mercato ribassista, se gli investitori iniziano a prevedere uno scenario di stagflazione, alla stregua degli anni ’70», ha scritto Ed Yardeni, presidente e responsabile della strategia di investimento di Yardeni Research. «Se lo shock petrolifero persiste, il doppio mandato della Fed si troverebbe incastrato tra il crescente rischio di un’inflazione più elevata e l’aumento della disoccupazione». Yardeni ha aggiunto di rimanere ottimista sul fatto che la guerra si risolverà in poche settimane e il suo scenario di base prevede ancora un boom economico trainato dalla tecnologia e un mercato rialzista.
A Piazza Affari Leonardo ancora in rally
Sul Ftse Mib milanese, prosegue la corsa di Leonardo-Finmeccanica (+6,6%), insieme al settore della difesa. ACquisti anche su Saipem (+4,8%) ed Eni (+2,3%) che continuano a beneficiare degli elevati prezzi del petrolio. Bene anche Nexi (+3%) , che recupera terreno grazie alla promozione decisa dagli analisti di Morgan Stanley. Chiudono in coda Brunello Cucinelli (-3,8%), Stellantis (-3%) e Hera (-2,9%). Pesanti anche Ferrari e Prysmian con cali di oltre il 2%. Tra i bancari, soffrono soprattutto Mediobanca (-2,1%) e Mps (-1,66%) mentre recuperano terreno Bper, Pop.Sondrio e Intesa Sanpaolo. Continua a salire Lottomatica Group che conferma il trend positivo seguito alla pubblicazione dei conti 2025. . Al di fuori del paniere principale, Avio sale: dal 23 marzo il titolo entrerà nel Ftse Mib al posto di quello della Banca Popolare di Sondrio.
Dollaro resta forte con avversione al rischio
Sul mercato valutario, l’aumento dell’avversione al rischio continua a sostenere il dollaro, indicato a 1,155 per un euro da 1,159 venerdì in chiusura. Il biglietto verde vale anche 158,50 yen (da 157,62), mentre il rapporto euro/yen si attesta a 183,07 (da 182,80). Bitcoin poco mosso su quota 67.200 dollari.





