(Il Sole 24 Ore Radiocor)– Giornata di tregua per le Borse europee, favorite dall’inversione di rotta del petrolio in scia alle speranze legate allo Stretto di Hormuz. Gli indici europei recuperano così terreno dopo i cali delle sedute precedenti e chiudono la prima seduta della settimana in cauto rialzo: Milano +0,07% a circa 44.347 punti, Parigi +0,3%, Francoforte +0,5%, Madrid +0,2%, Amsterdam +0,6% e Londra +0,6%. Il Brent resta sopra i 100 dollari al barile, ma arretra di oltre un punto percentuale mentre il Wti americano viaggia sotto i 95 dollari mentre si entra nella terza settimana del conflitto in Iran. La volatilità resta comunque elevata, con gli investitori che continuano a far i conti con le notizie provenienti dal fronte mediorientale. Da un lato, l’annuncio del presidente Trump: «La guerra finirà presto». Dall’altro, i tentativi di accordo con Theran per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, il pressing del tycoon sui Paesi Nato per contribuire alla riapertura di questo corridoio fondamentale per il trasporto del petrolio mondiale, è stato respinto sia da Londra che da Berlino. Freddo anche l’atteggiamento di Pechino.
Intanto l’attenzione degli investitori è rivolta anche alle banche centrali: giovedì la Bce, mercoledì la Fed terranno le prime riunioni di politica monetaria post-guerra in Iran. Le possibilità di modifiche ai tassi di interesse sono ridotte al lumicino, anche se il mercato scommette che prima o poi le banche centrali saranno costrette a fare una virata nella loro politica monetaria per far fronte al probabile aumento dell’inflazione causato dalla crisi energetica.
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Wall Street in positivo
Wall Street chiude positiva, nonostante le tensioni legate alla guerra in Medio Oriente. Il Dow Jones sale dello 0,83% a 46.946,41 punti, il Nasdaq avanza dell’1,22% a 22.374,18 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dell’1,01% a 6.699,37 punti.
Venerdì lo S&P 500 ha registrato la terza settimana consecutiva in ribasso: l’indice viaggia ora circa il 5% al di sotto dei massimi storici toccati a inizio anno. Gli investitori guardano intanto alla conferenza Gtc di Nvidia Corp, al via oggi, e alla riunione della Federal Reserve di mercoledì, dalla quale non sono attese modifiche ai tassi (Cme FedWatch indica al momento una probabilità di tassi invariati superiore al 99%). Una riunione dell’Fomc che «sarà avvolta dall’incertezza, poiché il comitato ha ben poca chiarezza da offrire sul fronte della guerra», sostengono gli State Street Markets, evidenziando come i principali indicatori siano ancora arrivati al periodo antecedente alla guerra in Iran.
Sull’azionario spicca Meta Platforms dopo indiscrezioni su un piano di riduzione della forza lavoro che potrebbe superare il 20% della forza lavoro, oltre 15.000 dei circa 79.000 dipendenti a fine 2025. Il gruppo guidato da Mark Zuckerberg punta così a contenere i costi per sostenere i massicci investimenti nell’intelligenza artificiale. In questo contesto rientra anche l’accordo di lungo periodo con la società di AI Nebius, che potrebbe arrivare fino a 27 miliardi di dollari in cinque anni per capacità di calcolo basata sulla nuova piattaforma Nvidia Vera Rubin.
A Piazza Affari focus su Unicredit e Amplifon
A Milano l’attenzione è quasi tutta su Unicredit (+0,5%), che ha lanciato un’ops volontaria per superare la quota del 30% in Commerzbank (+8,9%). Si attende un rapporto di concambio di 0,484 azioni Unicredit per ogni titolo della banca tedesca. Il rapporto di cambio dell’offerta sarà determinato da BaFin (ossia l’Autorità federale di vigilanza finanziaria tedesca) nei prossimi giorni sulla base del prezzo medio ponderato per i volumi degli ultimi tre mesi delle azioni Commerzbank e Unicredit. «Ci aspettiamo che il rapporto sia pari a 0,485 azioni UniCredit per ciascuna azione Commerzbank, che corrisponde ad un prezzo di 30,8 euro per azione Commerzbank, ovvero un premio del 4% rispetto al prezzo di chiusura del 13 marzo 2026», spiega la nota della banca guidata da Andrea Orcel.





