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Stretto di Hormuz, missione senza Onu? No da M5S e Avs. Pd: “Discussione surreale, prima serve pace”

di Redazione Impresa mercati
21/04/2026
in Politica
Stretto di Hormuz, missione senza Onu? No da M5S e Avs. Pd: “Discussione surreale, prima serve pace”
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Missione ad Hormuz anche senza il mandato dell’Onu? Il governo ne parla. Lo ha fatto il ministro Guido Crosetto, lo ha fatto oggi anche la premier Giorgia Meloni. Ma, almeno al momento, l’ipotesi non viene presa in considerazione da buona parte delle opposizioni. Sicuramente da M5S e Avs. Nel Pd la segretaria Elly Schlein ha fissato alcune pre-condizioni: la prima è che per parlare di qualunque missione, occorre si sia concluso un accordo di pace. La seconda è che serve un “mandato multilaterale”. Due pre-condizioni che al momento non si sono ancora verificate. “La posizione del Pd -dice il responsabile Esteri dem, Peppe Provenzano, in Transatlantico- è quella già espressa dalla segretaria. Non parliamo di subordinate se manca la premessa. E la premessa è un accordo di pace”.

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Per il capogruppo al Senato, Francesco Boccia, è “surreale” ingaggiare ora la discussione ‘con o senza Onu’. “E’ importante e positivo che il nostro governo abbia girato gli occhi verso l’Europa e stia dialogando con i paesi ‘volenterosi’ dopo essere stato suddito del governo americano. E siamo i primi a voler difendere e valorizzare il ruolo degli organismi internazionali e multilaterali. Ma non credo sia il momento di discutere di Onu sì o Onu no di fronte ad un evidente fatto: la pace ancora non c’è e in questa situazione qualsiasi missione a Hormuz non avrebbe senso”.

Ma tra i Dem c’è chi spinge per dirsi disponibili a un confronto con il governo e la maggioranza su una eventuale missione anche senza l’egida dell’Onu. Lo ha fatto Graziano Delrio oggi in un’intervista. Uscita “legittima” ovviamente ma accolta con una certa freddezza dalla maggioranza Pd. “C’è la linea del Pd e c’è chi fa interviste…”, si commenta alla Camera. Ma l’esortazione di Delrio è condivisa anche da altri esponenti dem come il senatore riformista Filippo Sensi. “L’importante è che ci sia un mandato chiaro e un perimetro multilaterale, cosa che peraltro ha detto anche la segretaria Schlein. Un mandato Onu o europeo. Del resto -dice Sensi interpellato dall’Adnkronos- stiamo parlando di inviare due unità per sminare l’area, una volta che si sia raggiunta una pace. Non in un contesto di guerra. Se i Paesi europei si muovono, credo l’Italia debba esserci. Non vorrei che qualcuno utilizzasse la copertura Onu come una bandierina da sventolare e per dire no”.

Fratoianni: “Senza mandato Onu nessun militare italiano a Hormuz”

M5S e Avs si attestano sulla linea del no a qualunque missione senza un mandato dell’Onu. Giuseppe Conte ne dovrebbe parlare stasera in un’intervista tv. Ma la posizione del leader 5 Stelle è stata già esplicitata nei giorni scorsi. “A mio avviso un eventuale intervento coordinato può essere preso in considerazione, proprio perché volto a ripristinare il diritto internazionale, soltanto sotto l’egida delle Nazioni Unite e nella cornice di una risoluzione del suo Consiglio di sicurezza”, ha detto Conte. Nicola Fratoianni è netto: “Senza un mandato delle Nazioni unite siamo contrari all’intervento dei mezzi militari italiani nello Stretto di Hormuz, perché siamo di fronte a un intervento che ha come oggetto quello di risolvere una situazione che è stata provocata da una guerra illegale, criminale e contro il diritto internazionale”.

Comunque per tutti vale come premessa, prima di ingaggiare qualunque confronto, che si raggiunga un accordo. Anche perchè senza di quello “non c’è nessun imprenditore, non c’è nessuna azienda -osserva Boccia- che rischierebbe di far muovere le proprie navi, se pur scortate. Gli armatori non mettono a rischio il loro capitale, inviando navi sotto scorta. Fino a che non c’è una pace vera, duratura, quello Stretto non sarà aperto. Il governo può anche lavarsi la coscienza evocando l’invio di missioni ma la verità è che la prima cosa che dovrebbe fare è sostenere le nostre imprese, con strumenti simili a quelli adottati in epoca Covid: una quota di credito d’imposta urgente, un sostegno alla liquidità, accesso a finanziamenti a lungo termine da restituire a tasso zero. Mettendo in moto Sace e Cdp, con le risorse necessarie per una vicenda eccezionale come questa. L’ipotesi di accompagnamenti militari delle navi commerciali, oltre a non essere risolutiva, può esporre asset civili a rischi ulteriori e non garantisce certo la ripresa dei traffici commerciali”.

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