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Se insediare un’attività in un’area montana comporta maggiori costi logistici, minore accessibilità e mercati ridotti, non si può pretendere che quel territorio competa fiscalmente alle stesse condizioni di un’area urbana. Occorre compensare quello svantaggio.
Una fiscalità differenziata e stabile potrebbe favorire investimenti nelle aree rurali e montane, nuove imprese, il consolidamento di quelle esistenti e, soprattutto, occupazione.
È il lavoro, non il bonus temporaneo, la più efficace politica contro lo spopolamento.
Un giovane rimane se può immaginare lì i prossimi venti o trent’anni, ovvero, aprire un’impresa, trovare un’occupazione qualificata, acquistare una casa, formare una famiglia e vivere in una comunità economicamente vitale.
La fiscalità di sviluppo offrirebbe inoltre una prospettiva a quanti non sono ancora andati via, una generazione che rischiamo di perdere due volte, perché vive in territori dove le opportunità si restringono e perché le politiche pubbliche sembrano accompagnarne la partenza anziché creare le condizioni per una permanenza libera e produttiva.




