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Home Politica

Scontro governo-opposizioni, ‘venga Meloni in Parlamento sull’Iran’

di Redazione Impresa mercati
02/03/2026
in Politica
Scontro governo-opposizioni, ‘venga Meloni in Parlamento sull’Iran’
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La crisi che mette a rischio “la nostra sicurezza nazionale”. L’impegno del governo “per il rientro” dei connazionali bloccati in Medio Oriente dopo l’attacco americano e israeliano all’Iran, le rassicurazioni sull’incolumità dei contingenti militari nell’area, e l’appello “all’unità, alla responsabilità e all’equilibrio”.

Ma non bastano tre ore e più di confronto in Senato a placare le opposizioni che chiedono – anche con una lettera inviata ai presidenti delle camere La Russa e Fontana – che sia “Giorgia Meloni”, proprio per la gravità della situazione, a venire a riferire in Parlamento. Mentre la presidente del Consiglio va in televisione a dire sì che è preoccupata e a chiedere all’Iran di fermare gli “attacchi ingiustificati nel Golfo” perché la crisi non “dilaghi”. La premier si dice preoccupata però soprattutto dal “contesto generale”, dalla “crisi del diritto internazionale” che, argomenta, è “inevitabilmente figlia” dell’invasione russa all’Ucraina. E’ stato Vladimir Putin, insomma, a dare il la a una “stagione di caos”, in cui, per usare le parole di Guido Crosetto, il dialogo non” avviene più “attraverso organismi multilaterali ma attraverso la potenza degli Stati”. Una tesi “ancora più imbarazzante”, il commento a stretto giro di Avs dalle file delle minoranze. Nessuno fa specifico riferimento agli Stati Uniti, nessuno nell’esecutivo – vanno all’attacco tutte le opposizioni – dice quella “parola chiara” sull’azione avviata da Donald Trump che Elly Schlein chiede alla premier. Sia lei a riferire in Parlamento, insiste la segretaria dem come il leader M5S Giuseppe Conte (in Iran, la sua condanna, è “un disastro, una escalation senza fine”) chiedendo ai ministri che ha davanti in Senato: “qual è il vostro atteggiamento nei confronti degli Usa?”. L’Iran, ricorda l’ex premier, viene dopo il Venezuela, “paesi dove ci sono le maggiori riserve energetiche del mondo. Mi chiedo, va tutto bene? Sottoscriviamo tutto quello che ci viene chiesto? Andiamo lì, ministro Tajani, con il cappello Maga in mano?”. Un affondo, quello di Conte, che il ministro degli Esteri non lascia cadere, anzi. Nella replica la tensione sale (e anche il volume delle voci), tanto che la presidente della commissione Esteri e Difesa del Senato, Stefania Craxi, che pure si era raccomandata in avvio del dibattito di “non scendere in una polemica di tipo personale”, deve quasi sospendere la seduta. “Non ho niente di cui vergognarmi, Trump non mi ha mai chiamato Tony, a lei invece Giuseppi”, va giù particolarmente veemente il ministro degli Esteri. Che lancia pure al presidente del Movimento una stoccata sulla sua “assonanza” con “un generale che ora si occupa di politica”, con chiaro riferimento a Roberto Vannacci, quando respinge le accuse di avere i soldati italiani “nascosti nei bunker”. Sono “al sicuro, che devono stare fuori a farsi ammazzare?”. Nelle tre ore di audizione dei due ministri si parla anche di molto altro. Delle migliaia di italiani bloccati (come era accaduto a Crosetto, che si difende e viene difeso anche da Tajani, “è anche lui un padre di famiglia”) non solo nel Golfo ma anche in Oriente, dalla Thailandia alle Maldive, e non riesce a rientrare. E si discute pure, lo chiedono in molti, della possibilità che l’Italia sia chiamata a partecipare alle operazioni in Medio Oriente. Le basi “non le hanno chieste”, dicono entrambi i ministri, almeno non per “azioni cinetiche”, come precisa Crosetto. Certo c’è stata invece una richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo “che non sono armi, ma aiuti per la difesa e la logistica”. Su questo “verrò in Parlamento”, spiega, osservando però che dati gli scenari che “possono mutare rapidamente e imprevedibilmente” bisognerebbe aprire “una riflessione sugli strumenti” che regolano la partecipazione italiana alle missioni internazionali. Proprio mentre Matteo Salvini puntualizza che “in Iran come in Ucraina” non ci potranno essere invii “di truppe”.

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