Va subito evidenziato che “Possible Love” prende spunto da un terribile fatto di cronaca, il licenziamento in blocco di migliaia di operai da una grande azienda, che ha provocato violenze e disoccupazione. «Quando un licenziamento di massa e la violenta repressione di uno sciopero hanno scosso la società coreana, ho sentito il bisogno di reagire. Ho esitato, chiedendomi se fosse giusto trasformare quegli eventi in un film di finzione»: le parole dello stesso regista raccontano uno degli aspetti più importanti di questa ambiziosa operazione. C’è infatti una vera e propria “messa in crisi” del lavoro di una regista che diventa sempre più ossessiva nel filmare di continuo la coppia e che, da donna estremamente benestante, prova a mettersi nei loro panni in maniera decisamente controversa.
Non desiderare la roba d’altri
Non c’è soltanto una riflessione sul mezzo cinematografico e sul senso morale di come andrebbe raccontata una storia come questa, ma anche un’ispirazione dichiarata a un episodio del “Decalogo” di Krzysztof Kieslowski. “Non desiderare la roba d’altri” nel film non è soltanto un monito o un facile riferimento rispetto all’invidia che può generare la ricchezza di fronte a chi non ce l’ha: il comandamento prende infatti una piega davvero originale e brillante durante le splendide sequenze conclusive.
“Possible Love” è infatti un film in perenne crescita, che sembra partire in maniera un po’ didascalica per poi volare sempre più in alto col passare dei minuti fino a raggiungere il suo apice nell’ultima mezz’ora (la durata complessiva è di 164 minuti), in cui va a svelare le sue carte e mostrare ciò che davvero sembra interessi raccontare a Lee Chang-dong.






