“Siamo partiti in 110”. Lo raccontano alcuni dei 32 sopravvissuti, giunti a molo Favarolo a Lampedusa dopo essere stati soccorsi in acque Sar libiche. Le acque Sar (“Search and Rescue”) sono aree marittime definite internazionalmente in cui uno Stato ha la responsabilità di coordinare le operazioni di ricerca e salvataggio di vite umane. Stabilite dalla Convenzione di Amburgo (1979), queste zone si estendono spesso oltre le acque territoriali fino a quelle internazionali.
Sarebbero dunque un’ottantina (Mediterranea Saving Humans, in un post su X, parla di “oltre 70”) le persone finite in mare e annegate prima che giungessero i militari della motovedetta Cp327 della guardia costiera che è stata affiancata dalle navi a vela Ievoli Grey e Saavedra Tide. Le ricerche di possibili dispersi, come indicato dai superstiti, sono in corso e le operazioni sono coordinate dalla Guardia Costiera libica. Mediterranea Saving Humans parla di “ennesimo naufragio, non di una tragica fatalità, ma conseguenza delle politiche dei governi europei, che rifiutano di aprire canali d’ingresso legali e sicuri”.
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Trentadue migranti sono stati salvati
I militari hanno recuperato anche due cadaveri. I pakistani, bengalesi ed egiziani a bordo sono stati trovati in mare aperto. Il barcone di 12-15 metri con il quale erano salpati da Tripoli, Tajoura, si è rovesciato a 70 miglia dalle coste libiche e i profughi sono rimasti in acqua per diverso tempo prima di essere intercettati e soccorsi. Le foto aeree, scattate nel momento in cui è stato dato l’allarme, hanno ripreso il naufragio.
Save the Children: Pasqua di dolore nel Mediterraneo
“Nel giorno di Pasqua, che per molte persone rappresenta un tempo di rinascita e speranza, ci troviamo invece a piangere nuove vite spezzate al largo della Libia. Ancora una volta, uomini, donne e bambini hanno affrontato un viaggio disperato verso l’Europa, e ancora una volta il Mediterraneo si è trasformato in un confine di morte. Secondo quanto riportato, non è ancora noto il numero dei dispersi né se tra loro vi siano minori”. Così, in una nota, Save the Children, presente con un team a Lampedusa e operativo operativo per garantire una risposta immediata ai bisogni dei sopravvissuti, tra cui un minore”.
“Dal 2014 sono quasi 34.500 le persone morte o disperse nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere un futuro possibile. Solo quest’anno le vittime sono già più di 800, e tra loro ci sono anche molti bambini: oltre 100 ogni anno negli ultimi tre anni – afferma l’ong – L’assenza di un meccanismo europeo coordinato di ricerca e soccorso continua a costringere migliaia di persone a intraprendere rotte sempre più pericolose, lasciando il salvataggio al caso o alla buona volontà dei singoli Stati”.






