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“L’Europa può avere l’AI senza oligarchi”: Draghi spiega come l’Europa può recuperare terreno sull’IA

di Redazione Impresa mercati
11/09/2026
in PMI e Business, Primo Piano
“L’Europa può avere l’AI senza oligarchi”: Draghi spiega come l’Europa può recuperare terreno sull’IA
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Mario Draghi indica una possibile strada europea per l’intelligenza artificiale: accelerarne l’adozione senza rinunciare alla sovranità sui dati e senza concentrare infrastrutture e profitti nelle mani di pochi grandi operatori. In una lunga lettera pubblicata dal Financial Times, l’ex presidente della Bce sostiene che l’Europa debba conciliare tre esigenze: tornare a crescere, mantenere la propria autonomia e farlo limitando disuguaglianze e costi ambientali.

“L’Europa si trova di fronte a una serie di scelte difficili. Ha bisogno di crescere per poter continuare a finanziare il proprio modello sociale e le nuove esigenze di un mondo in trasformazione, dalla difesa all’energia”, scrive Draghi. Allo stesso tempo “vuole rimanere sovrana” e ottenere crescita senza i costi che l’hanno accompagnata altrove. “L’intelligenza artificiale incide contemporaneamente su tutti e tre questi aspetti”.

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La lettera arriva mentre si intensifica il dibattito sui rischi legati allo sviluppo dell’AI. Nei giorni scorsi Evan Hubinger, responsabile dell’Alignment Science di Anthropic, ha stimato una probabilità superiore al 10% che l’intelligenza artificiale possa arrivare a “uccidere tutti gli esseri umani” nel prossimo decennio. Un altro ricercatore, Jacob Coxon, ha lasciato Anthropic criticando la corsa verso sistemi sempre più potenti. Draghi affronta la questione da un’altra prospettiva: chi controllerà infrastrutture, dati e benefici economici di una tecnologia destinata a diventare pervasiva.

LEGGI ANCHE: Un ricercatore di Anthropic avverte: “Più del 10% di probabilità che l’IA possa uccidere tutti gli esseri umani entro il prossimo decennio”

Il divario di produttività

Il punto di partenza è il ritardo europeo. Secondo una delle stime citate da Draghi, il divario di produttività tra area euro e Stati Uniti è passato da 9 dollari per ora lavorata nel 2018 a 21 dollari nel 2025. Una rapida adozione dell’AI, secondo gli scenari della Bce, potrebbe aggiungere tra 0,3 e 0,4 punti percentuali all’anno alla crescita della produttività totale dei fattori.

Ma la dipendenza tecnologica rappresenta un rischio. “La tecnologia è destinata a diventare completamente pervasiva: nell’economia, nei sistemi sanitari, nell’istruzione, nell’energia, nella difesa”, scrive Draghi. Essere tagliati fuori dall’AI quando l’economia sarà basata su di essa sarebbe, secondo l’ex premier, come essere esclusi dal sistema finanziario statunitense: “Gli effetti sarebbero catastrofici”.

La sovranità passa dai dati

L’Europa si trova stretta tra Stati Uniti e Cina e, senza il controllo di almeno una parte della catena del valore, secondo Draghi crescita attraverso l’AI e sovranità finiranno per scontrarsi. Uno spazio di autonomia però rimane: i dati.

“I dati rappresentano l’unico ambito in cui l’Europa può ancora essere sovrana, ed è anche quello con il maggiore potenziale di crescita”, scrive sul Financial Times. Per controllarli, però, bisogna poterli conservare ed elaborare sul continente. Servono quindi data center per l’intelligenza artificiale su larga scala.

Oggi l’Ue ospita meno del 5% della capacità mondiale di calcolo per l’AI, contro circa il 75% degli Stati Uniti. Se il divario non sarà colmato, Draghi individua due rischi: che le imprese europee rinuncino all’AI perché non possono conservare i propri dati sul continente oppure che gli elevati costi di calcolo rallentino l’adozione della tecnologia.

Il nodo dei data center

Costruire questa capacità richiede però energia, investimenti e tempi più rapidi. Negli Stati Uniti un data center può essere realizzato in circa 24 mesi, contro i 42 della Germania, dove pesano soprattutto i tempi per permessi e connessioni alla rete. L’ostacolo principale, secondo Draghi, è però la frammentazione della domanda. Negli Stati Uniti i grandi investimenti sono sostenuti dalla domanda degli hyperscaler e dei principali laboratori di AI. In Europa, invece, è distribuita tra milioni di imprese e anche le aziende più grandi tendono ad acquistare capacità di calcolo attraverso contratti brevi.

La soluzione sarebbe aggregare la domanda, riunendo gli impegni delle maggiori aziende europee in contratti pluriennali sufficientemente grandi da rendere finanziabili nuovi data center.

La terza via europea

Un primo modello esiste già. Aziende europee tra cui Asml, Capgemini e Amadeus si sono impegnate ad acquistare per diversi anni le European Compute Units di Mistral, destinate a garantire 1 Gw di capacità entro il 2030. Draghi propone di estendere il sistema coinvolgendo più neocloud e consorzi più ampi.

L’obiettivo è creare un circolo virtuoso: le imprese avrebbero la capacità necessaria per accelerare l’adozione dell’AI e, con la loro domanda, finanzierebbero nuove infrastrutture europee. La presenza di più fornitori limiterebbe inoltre la concentrazione dei profitti.

“La concorrenza tra di essi impedisce che i profitti si concentrino nelle mani di pochi. Una tassazione progressiva garantirebbe che anche il resto della società ne tragga beneficio”, scrive Draghi.

La proposta è quindi usare l’AI per recuperare produttività mantenendo sul continente dati e infrastrutture strategiche, senza replicare un mercato dominato da pochi gruppi. In questo modo, conclude Draghi, l’Europa non sarebbe costretta a scegliere tra crescita, sovranità e valori e potrebbe avere l’intelligenza artificiale “senza oligarchi”.

L’articolo “L’Europa può avere l’AI senza oligarchi”: Draghi spiega come l’Europa può recuperare terreno sull’IA è tratto da Forbes Italia.

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