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Intelligenza artificiale: a che punto sono le aziende italiane

di Redazione Impresa mercati
30/03/2026
in PMI e Business, Primo Piano
Intelligenza artificiale: a che punto sono le aziende italiane
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L’intelligenza artificiale è entrata stabilmente nel lessico delle imprese, delle istituzioni e del dibattito pubblico. Eppure, al di là dell’abbondanza di progetti pilota e sperimentazioni, l’AI fatica ancora a diventare una componente strutturale dei processi quotidiani delle organizzazioni.

A che punto siamo in Italia

Nel recente Rapporto annuale Digital Italy 2025 si evidenzia che solo il 14% delle aziende italiane ha integrato concretamente l’intelligenza artificiale nei propri processi. Nella pubblica amministrazione, secondo Agid, su 108 enti 45 hanno avviato progetti, ma oltre un terzo resta in fase esplorativa, senza una chiara strategia di adoption. Il risultato sono budget consumati per progetti pilota che spesso non diventano mai operativi.

Non c’è dubbio che questa tecnologia generi una grande disponibilità di strumenti innovativi. Il punto critico resta la capacità di integrarli nel tessuto organizzativo in modo coerente, governato e sostenibile. In questo scenario, le aziende tech sono chiamate a essere partner di trasformazione, capaci di accompagnare e guidare imprese e Pa nell’adozione concreta dell’AI. Una credibilità che passa anche dall’esperienza diretta: applicare l’intelligenza artificiale ai propri processi prima ancora che a quelli dei clienti.

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L’approccio di Engineering

È la prospettiva che caratterizza l’approccio “AI-first” di Engineering, gruppo tecnologico che da oltre 40 anni opera su progetti complessi di trasformazione digitale per aziende e Pa. Nell’azienda che ha aperto il suo primo laboratorio sull’intelligenza artificiale nel lontano 1987, questa tecnologia non è trattata come un ambito separato o sperimentale, ma piuttosto come una componente trasversale, da integrare dove genera valore reale, sia nei sistemi sviluppati per i clienti che nei processi interni dell’organizzazione.

Questa AI parsimony si basa sul principio che nei processi di innovazione di un’organizzazione non tutto ha bisogno dell’intelligenza artificiale e che è quindi strategico scegliere con attenzione dove l’automazione può migliorare decisioni, flussi di lavoro e qualità dei servizi. È una logica che richiede governance, qualità dei dati e una chiara comprensione dei processi prima ancora della tecnologia.

Proprio perché non considera l’intelligenza artificiale una semplice “commodity”, Engineering la trasforma in un driver in grado di ri-pensare l’intero ecosistema di un’azienda. Lo fa mettendo anche a fattor comune EngGPT, il suo Large Language Model proprietario pensato per creare soluzioni di Private GenAI sicure e conformi all’AI Act. Il punto di forza di questa piattaforma è la capacità di verticalizzarsi sulle esigenze di business diversi e di offrire una visione dell’AI non solo fortemente personalizzata, ma anche ottimizzata sul contesto italiano, capace cioè di coglierne le sfumature linguistiche e le specificità culturali e sociali.

Nel racconto che Engineering fa dell’Intelligenza Artificiale c’è un anche altro punto che coglie bene non solo le tantissime potenzialità che questa tecnologia sta esprimendo, ma anche le paure che genera e che spesso nascono da una lettura ancora superficiale del “fenomeno AI”: le aziende tech non devono essere solo partner affidabili, ma anche interpreti dell’innovazione, chiamate a dimostrare che l’intelligenza artificiale può diventare parte integrante del lavoro quotidiano, senza perdere di vista le persone e il contesto in cui opera.

L’ingresso di Michelangelo Suigo

È in questa cornice che si inserisce il recente ingresso di Michelangelo Suigo, group chief public affairs, corporate communication & sustainability officer in Engineering. Con un percorso che spazia da esperienze istituzionali a ruoli apicali in grandi gruppi come Vodafone, Leonardo e Inwit, Suigo porta una profonda conoscenza dei contesti istituzionali e la capacità di allineare comunicazione, public affairs e sostenibilità alle strategie aziendali.

“In una fase storica in cui l’intelligenza artificiale è diventata un tema centrale nel dibattito pubblico e aziendale, resta spesso aperto il divario tra il racconto che si fa di questa tecnologia e la sua applicazione concreta. Raccontarla senza banalizzazioni e in modo rigoroso è parte della responsabilità delle aziende tecnologiche, chiamate a condividere esperienze tangibili. Per quanto l’AI sia ormai una leva imprescindibile per immaginare una società sempre più proiettata al futuro, è necessario creare su di essa una narrazione che non sia fatta solo di visioni, ma di casi reali in grado di mostrare in che modo ha generato cambiamenti sostanziali e misurabili. Solo così sarà possibile far comprendere ad aziende, istituzioni e decision maker il valore reale di una trasformazione digitale che procede a una velocità inimmaginabile fine a qualche anno fa”.

L’articolo Intelligenza artificiale: a che punto sono le aziende italiane è tratto da Forbes Italia.

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