COPENHAGEN – I sondaggi della vigilia non hanno sbagliato. I Socialdemocratici della premier uscente Mette Frederiksen hanno vinto le elezioni politiche danesi, seppure con il peggior risultato da più di un secolo, forse inferiore anche alle previsioni della vigilia. E formare una coalizione di governo, nel frammentatissimo Parlamento unicamerale danese, non sarà semplice, visto che nessuno dei due blocchi contrapposti, centrosinistra e centrodestra, ha la maggioranza, con il centrosinistra in vantaggio di una manciata di seggi.
Difficile comunque immaginare il prossimo governo senza Frederiksen, che otterrebbe in questo modo un terzo mandato. Anche perché il suo principale avversario, il leader liberale e attuale ministro della Difesa, Troels Lund Poulsen, non ha ottenuto un risultato brillante.
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Stando ai primi exit poll diffusi alle 20, subito dopo la chiusura dei seggi, dall’emittente pubblica DR e Epinion i Socialdemocratici erano il partito più votato, ma venivano accreditati solo del 19,2% dei consensi, oltre otto punti percentuali in meno rispetto al 2022, Le proiezioni diffuse con il procedere dello scrutinio hanno migliorato il quadro, portando il partito, con quasi il 90% dei voti scrutinati, a un 22% più vicino alle previsioni della vigilia, che rimane tuttavia il peggior risultato dal 1903.
Guadagnano altre formazioni del blocco di sinistra, in particolare la Sinistra ecologista, che con l’11,4% (20 seggi) diventa il secondo partito più votato. A destra la migliore performance rimane quella dei Liberali di Venstre, alleati di Fredriksen nella grande coalizione che ha governato dal 2022, che però, con il 10,2% dei consensi perdono circa tre punti percentuali, tallonati da Alleanza liberale (9,4%), all’opposizione nella legislatura uscente e invece in crescita. Perde anche, ma in misura più contenuta (un punto percentuale circa) il terzo partito di governo, i Moderati del ministro degli Esteri ed ex premier Lars Løkke Rasmussen, attestati al 7,8%% e quasi sicuramente ago della bilancia, come i sondaggi della vigilia prevedevano. Rialzano la testa i populisti del Partito popolare danese, quasi scomparsi nella precedente legislatura, che ottengono il 9,2% e il maggior balzo dal 2022 (+8,6punti percentuali).
La grande coalizione che ha governato dal 2022 ad oggi non è la norma in Danimarca (anche se a Mette Fredriksen non dispiacerebbe bissare l’esperienza) e comunque i risultati non danno ai tre partiti la maggioranza. Anche tornare a maggioranze politicamente più uniformi, tuttavia, non appare semplice. Le proiezioni con il 90% dei seggi scrutinati danno al cosddetto “blocco rosso” 84 seggi, al “blocco blu” 77.







