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Home PMI e Business

Chi è James Dacombe, il più giovane miliardario self-made d’Europa

di Redazione Impresa mercati
17/08/2026
in PMI e Business, Primo Piano
Chi è James Dacombe, il più giovane miliardario self-made d’Europa
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Nel 2017, James Dacombe ha lasciato le superiori per fondare CoMind, una startup attiva nel monitoraggio cerebrale. Quattro anni dopo, ha ottenuto una Thiel Fellowship per rinunciare al college e costruire la sua prima impresa. Oggi il venticinquenne è il più giovane miliardario self-made d’Europa grazie a Olix, la sua azienda di chip nata due anni fa, oltre a una quota non resa nota in CoMind, che continua a gestire separatamente.

La scalata di Olix

Fondata nel 2024 e con sede a Londra, Olix ha triplicato il proprio valore in sei mesi raggiungendo i 3,3 miliardi di dollari a inizio agosto, dopo aver raccolto 312 milioni di dollari da investitori tra cui la società d’investimento con sede a New York Fundomo, il progettista di chip quotato al Nasdaq Arm, il fondo quantitativo americano Hudson River Trading e il co-fondatore di Netflix Reed Hastings.

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Anche il fondo Sovereign AI del governo britannico ha sostenuto Olix nel round. La nuova operazione spinge Dacombe, che possiede circa il 30% della società, nel club dei patrimoni a tre virgole. Il manager detiene inoltre una quota del 12% in CoMind, che ha raccolto 102,5 milioni di dollari nell’agosto 2025 senza tuttavia comunicare la propria valutazione. Olix e CoMind non hanno risposto alla richiesta di un commento da parte di Forbes.

Dacombe è uno degli undici miliardari self-made al mondo con meno di 30 anni, e uno dei soli quattro residenti al di fuori degli Stati Uniti.

I giovani miliardari under 30 in Europa

Il miliardario self-made europeo più giovane dopo Dacombe è Arvid Lunnemark, co-fondatore della nota piattaforma di e-learning e scrittura codice via IA Cursor. Lo svedese si è trasferito negli Stati Uniti per frequentare il Mit e ha co-fondato l’azienda con tre compagni di università nel 2022. Oggi residente a San Francisco, Lunnemark (26 anni) e i suoi tre soci hanno quasi raddoppiato le proprie fortune a un valore stimato di 2,4 miliardi di dollari ciascuno venerdì scorso, in seguito all’acquisizione di Cursor da parte di SpaceX per 60 miliardi di dollari. Il co-fondatore più anziano di Cursor, il cittadino pakistano Sualeh Asif, ha anch’egli 26 anni.

Coincidenza vuole che ci sia un altro miliardario svedese di 26 anni la cui fortuna è quasi raddoppiata all’inizio di questa settimana. Fabian Hedin, co-fondatore di Lovable, vive a Stoccolma ed è più vecchio di Lunnemark di soli pochi mesi; è diventato miliardario a dicembre, quando la sua startup di vibe coding ha raccolto fondi a una valutazione di 6,6 miliardi di dollari. Lovable ha annunciato all’inizio di questa settimana di aver chiuso un altro round da 400 milioni di dollari a una valutazione di 13,3 miliardi, quasi raddoppiando il patrimonio netto di Hedin a circa 3,1 miliardi di dollari.

Il boom delle startup negli Usa: chi è il più giovane miliardario al mondo

Questi giovani titani fanno parte di un boom globale delle startup che sta sfornando miliardari sempre più giovani a un ritmo frenetico. Negli Stati Uniti, il titolo di più giovane miliardario self-made ha cambiato proprietario diverse volte soltanto nell’ultimo anno. Attualmente, il più giovane miliardario self-made al mondo è l’americano Surya Midha, che aveva 22 anni quando Mercor — la startup di recruiting basata sull’IA da lui co-fondata — ha raccolto fondi a una valutazione di 10 miliardi di dollari ad ottobre, portando il suo patrimonio netto a circa 2,2 miliardi di dollari. Midha supera di poco i suoi co-fondatori Brendan Foody e Adarsh Hiremath, entrambi più giovani di circa due mesi (oggi hanno tutti 23 anni). Midha ha sottratto il titolo a Shayne Coplan di Polymarket (28 anni), che a sua volta lo aveva strappato poche settimane prima ad Alexandr Wang di Scale AI (29 anni).

Come funzionano i chip di Olix e la sfida a Nvidia

La grande scommessa di Dacombe si basa sull’idea che non abbia senso utilizzare i potenti chip di Nvidia per qualsiasi operazione. Il suo piano prevede invece di sviluppare chip specializzati per le diverse fasi di inferenza di un modello di IA — il momento in cui il modello genera un output — anziché impiegare un unico tipo di processore. I suoi chip sono inoltre fotonici, il che significa che i dati si spostano tra di essi sotto forma di luce anziché di segnali elettrici, contribuendo a ridurre ritardi e consumi energetici. L’azienda evita inoltre deliberatamente l’hardware di memoria a elevata banda, attualmente molto costoso e scarso sul mercato. Olix prevede di consegnare i primi esemplari ai clienti entro la seconda metà del 2027, secondo quanto riportato in un comunicato stampa aziendale.

La corsa all’hardware per l’IA

La concorrenza nel settore è in rapida crescita. La californiana d-Matrix è sostenuta da Microsoft e sta già vendendo i suoi chip Corsair, mentre startup come MatX, Etched e la londinese Fractile hanno raccolto ingenti capitali nell’ultimo anno.

Anche Nvidia si sta muovendo sullo stesso fronte. A dicembre, il colosso dei chip ha siglato un accordo di licenza da 20 miliardi di dollari con Groq, produttore di chip fondato da Jonathan Ross, ex collaboratore sui primi accordi relativi ai chip TPU di Google. Dacombe, pur non avendo mai lavorato nel settore dei semiconduttori prima di fondare Olix, ritiene che la sua esperienza con la fotonica in CoMind possa garantire alla nuova startup un vantaggio rispetto a Groq e agli altri giganti del settore. I capitali per finanziare tutte queste idee non mancano, ma il piatto ricco andrà a chi riuscirà a imporre la propria tecnologia.

Come ha dichiarato di recente Dacombe al Financial Times: “Oggi, con un premio economico così elevato derivante dalla capacità di far girare modelli linguistici molto grandi e potenti in modo rapido, per un numero elevato di utenti e a costi contenuti, conviene davvero frammentare l’architettura e disporre di silicio personalizzato e performante per questo specifico compito”.

L’articolo Chi è James Dacombe, il più giovane miliardario self-made d’Europa è tratto da Forbes Italia.

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