Il sindaco della città, Andrea Virgilio, parla di «passo storico e concreto verso il futuro della mobilità sostenibile» e racconta che «questi nuovi mezzi, di piccole dimensioni, si inseriscono perfettamente nel contesto del centro storico e saranno impiegati sulle linee che lo attraversano. La loro introduzione risponde anche a un obiettivo preciso che ci eravamo dati: sostituire progressivamente i mezzi più datati e impattanti con soluzioni moderne, sostenibili e pienamente compatibili con le caratteristiche del tessuto urbano», dice.
Nel complesso, un veicolo ha autonomia per percorrere, in media, tra i 250 e i 300 km al giorno.
Confrontando le emissioni climalteranti dei veicoli diesel e di quelli elettrici – cioè rapportando le tonnellate di CO₂ equivalente ai chilometri percorsi, in base alle banche dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) – nel 2025, per la sede di Cremona, si stima una riduzione di emissioni climalteranti superiore al 70%. Il vantaggio ambientale degli autobus elettrici risulta ancora più marcato per quanto riguarda gli inquinanti responsabili dello smog urbano, per i quali si registra un abbattimento totale rispetto ai veicoli diesel.
Oltre ai vantaggi in termini di sostenibilità ecologica, gli autobus cremonesi si distinguono ora per una maggiore agilità nei pagamenti: è possibile saldare il biglietto direttamente a bordo, in modalità contactless, passando la propria carta sul validatore sia in salita che in discesa (per calcolare la tratta corretta).
Le differenze tra trasporto urbano e extraurbano
Il caso cremonese, per ora, pare unico nel suo genere. «Al momento non abbiamo altri progetti analoghi» a questo, «dove l’obiettivo era il raggiungimento del 100% di elettrificazione della flotta urbana», fa sapere Arriva Italia. «Nelle altre aree in cui operiamo, infatti, il servizio è prevalentemente extraurbano: in questo contesto l’elettrificazione risulta ancora complessa da pianificare, soprattutto per le criticità legate all’autonomia dei mezzi, ai tempi e alle infrastrutture di ricarica, che si adattano meno facilmente a percorrenze più lunghe e variabili», spiega l’azienda dei trasporti.






