In Bulgaria i primi exit poll diffusi dall’agenzia Market Lynx alla chiusura dei seggi delle legislative anticipate, danno in testa con il 38,9% dei voti il partito ’Bulgaria progressista’ dell’ex presidente Rumen Radev. Dura batosta per i conservatori di Gerb. Il leader del partito Boyko Borissov aveva governato il Paese nel passato per quasi dieci anni. Ora Gerb si piazzerebbe al secondo posto con il 15,4% dei voti. L’altra novità di stasera riguarderebbe i socialisti. Il loro partito Bsp nonostante le previsioni delle agenzie sarebbe riuscito a superare lo sbarramento al 4% per entrare in Parlamento raccogliendo il 4,1% dei voti.
Sempre secondo i primi exit poll di Market Lynx, la terza forza nel parlamento bulgaro sarebbe il partito liberale ’Continuiamo il cambiamento’ (Pp) con il 13,6% dei voti, davanti a ’Dps-Nuovo inizio’, partito della minoranza turca con 7,5%. Quinto si collocherebbe il partito nazionalista ’Vazrazhdane’ (’Rinascita) con il 5,1% dei voti. Affluenza alle urne elevata rispetto alle elezioni precedenti: secondo gli exit poll delle varie agenzie oggi dovrebbe superare il 55%.
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Per i 240 seggi dell’Assemblea unicamerale di Sofia sono in lizza 24 partiti e coalizioni, cinque dei quali, stando ai sondaggi della vigilia, dovrebbero superare lo sbarramento del 4%. Tutte le agenzie demoscopiche danno per scontata la vittoria di ’Bulgaria Progressista’ di Radev col 33% circa, cioè senza una maggioranza assoluta.
Nel gennaio scorso Rumen Radev (62 anni) in un atto senza precedenti, annunciò le sue dimissioni rinunciando all’incarico, dichiarando di voler scendere in campo per «distruggere il modello oligarchico e combattere la mafia infiltratasi in tutti i livelli di governo del Paese». Radev, ex comandante dell’aeronautica, ha dichiarato due giorni fa che «non si deve prestare aiuto militare all’Ucraina».
«Non sono filo-russo, ho una posizione filo-bulgara, cioè realistica». Su Kiev, «si stanno prendendo decisioni avventate, che non tengono conto delle conseguenze. Questo sta portandola Bulgaria e l’Ue verso una crisi».







