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Home Cultura

Biennale Arte, appello di 200 artisti contro la partecipazione di Israele

di Redazione Impresa mercati
18/03/2026
in Cultura
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Il gruppo di attivisti Art Not Genocide Alliance (Anga) ha diffuso una lettera aperta in cui chiede alla Biennale di Venezia di impedire la partecipazione di Israele alla 61esima edizione dell’Esposizione internazionale d’Arte, che sarà inaugurata il prossimo 9 maggio. La lettera è stata firmata da quasi 200 artisti, curatori e operatori culturali coinvolti nell’evento veneziano.

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Tra i firmatari figurano i curatori Gabe Beckhurst Feijoo e Rasha Salti, membri del team incaricato di realizzare la visione della curatrice Koyo Kouoh, scomparsa lo scorso maggio pochi mesi dopo essere stata nominata. Hanno firmato anche decine di artisti presenti nella mostra principale, ‘In Minor Keys’, oltre a curatori e artisti legati ai padiglioni di Belgio, Brasile, Bulgaria, Francia, Perù, Polonia, Spagna, Svizzera e altri paesi. Dodici firmatari, tra artisti e curatori di altri padiglioni, hanno scelto di rimanere anonimi per timore di “possibili danni fisici, politici o legali derivanti da una firma pubblica”, come spiegato nella lettera.

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“Noi sottoscritti, come artisti, curatori e operatori culturali, ci uniamo nel rifiuto collettivo di permettere che lo Stato di Israele trovi una piattaforma mentre commette genocidio”, si legge nel documento. “Lo facciamo a sostegno dei nostri colleghi artisti e operatori culturali in Palestina, in solidarietà con il popolo palestinese, nella speranza profonda di porre fine al genocidio sionista e all’apartheid in corso, e di vedere rinascere una Palestina libera.”

La lettera ricorda inoltre che nel 2024, di fronte all’inclusione di Israele nella Biennale, la mobilitazione pubblica costrinse alla chiusura del padiglione israeliano. “A due anni e mezzo di genocidio aperto contro la Palestina e a 77 anni dalla Nakba, lo Stato di Israele cerca nuovamente la legittimazione della Biennale per apparire come creatore anziché come distruttore di vite e cultura”, si legge nel testo.

Anga aveva già diffuso una lettera simile nel 2024, raccogliendo oltre 20.000 firme. In quell’anno, l’artista Ruth Patir, scelta per rappresentare Israele, annunciò l’apertura della propria mostra solo fino al raggiungimento di un “cessate il fuoco e di un accordo per il rilascio degli ostaggi” tra Israele e Hamas. L’esposizione fu poi chiusa a novembre senza mai aprire ufficialmente, ma durante i giorni di anteprima e apertura pubblica si registrarono proteste davanti al padiglione.

Quest’anno la partecipazione di Israele non avverrà nel padiglione dei Giardini, indicato come in ristrutturazione, ma all’Arsenale, l’altro principale spazio espositivo della Biennale. L’artista basata a Haifa, Belu-Simion Fainaru, che rappresenterà Israele, ha dichiarato a ARTnews di vedere positivamente il nuovo allestimento, sottolineando la possibilità di esporre accanto a paesi come Emirati Arabi Uniti, Turchia e Arabia Saudita.

Il padiglione della Russia

La partecipazione di Israele non è l’unica fonte di controversia per la Biennale: all’inizio di marzo, la Russia ha annunciato la riapertura del suo padiglione per la prima volta dall’invasione dell’Ucraina nel 2022. La decisione ha scatenato una vasta indignazione globale, con oltre 8.500 firme raccolte in un’altra lettera aperta che chiede agli organizzatori di “valutare le implicazioni” della partecipazione russa.

Finora la Biennale ha difeso la propria posizione, dichiarando pubblicamente di respingere “qualsiasi forma di esclusione o censura della cultura e dell’arte”, sottolineando che l’evento deve restare “un luogo di dialogo, apertura e libertà artistica”, nonostante le tensioni geopolitiche. Un portavoce ha inoltre precisato ad ArtNews che “la Biennale di Venezia non decide sulla partecipazione nazionale; sono i singoli paesi a scegliere se prendere parte”. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha chiesto e ricevuto un dossier dalla Biennale di Venezia circa il padiglione russo al fine di verificare che non siano state aggirate le sanzioni alla Federazione Russa.

La questione non sembra però trovare pace: la scorsa settimana 22 ministri della cultura hanno scritto al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, chiedendo di riconsiderare la partecipazione russa, mettendo in guardia sul rischio che un palcoscenico così visibile dia una falsa normalità al conflitto in corso. Anche l’Unione europea ha espresso preoccupazione, evidenziando che l’iniziativa potrebbe mettere a rischio circa 2 milioni di euro di finanziamenti comunitari e risultare in contrasto con la politica europea rispetto all’invasione dell’Ucraina. (di Paolo Martini)

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