“Se i ragazzi invece di abbracciarsi
si prendono a pugni, se si arriva a colpire il collo di un
insegnante, certamente questo è un atto inaccettabile, ma gli
adulti si devono soprattutto interrogare su come mai tutto
questo accade, su quanto sono stati degli esempi. Quell’atto non
è il primo di un disagio, ma è l’ultimo di una richiesta di
aiuto che rimane inascoltata”. Lo ha detto la vice ministra del
Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci,
intervenendo alla giornata conclusiva del primo Festival
dell’Ascolto, promosso dal ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali in occasione della seconda Giornata Nazionale
dell’Ascolto dei Minori in sinergia con Inps, Unicef e Agenzia
Italiana per la Gioventù.
“C’è un grande lavoro dietro questo Festival – ha spiegato
Bellucci di fronte ad una platea di ragazzi – perché nulla di
autentico, vero ed efficace viene realizzato se dietro non c’è
competenza, passione pura e soprattutto amore per quello che si
fa. Sono contenta che voi ragazzi abbiate animato questi spazi,
le stanze immersive, i laboratori, i tavoli di discussione, di
questa bellissima sede dell’Accademia dell’Inps con grandissimo
entusiasmo. Avete dato la prova che quando vi viene data
l’occasione di essere protagonisti siete in grado di farlo con
una bellezza e una profondità che spesso gli adulti accolgono
con stupore. Le domande che voi avete posto su temi cruciali per
il vostro tempo, il rapporto con i social, la violenza di
genere, la scuola, il lavoro hanno stupito gli adulti. Questo
significa che noi avevamo un’idea, l’idea della narrazione che
spesso viene fatta di voi ragazzi come di una gioventù
superficiale, che legge i titoli ma non approfondisce, che è un
po’ bruciata da questa innovazione tecnologica. Questa
narrazione non è reale”
“Voi ragazzi siete responsabili delle vostre vite, avete
davanti a voi delle scelte e avete una responsabilità
importantissima, quella di scegliere tra il bene e tra il male”
ma “noi adulti – ha concluso – abbiamo la responsabilità di
accompagnarvi nelle difficoltà della vita, soprattutto
fermandoci ad ascoltarvi e l’ascolto è un vostro diritto. Non è
una concessione, ma un diritto che voi potete chiedere che da
una parte vi dà l’occasione di parlare ma dall’altra vi insegna
anche ad ascoltare”.
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