Il giorno dopo l'”esigenza” di un voto anticipato a maggio, accorpando Politiche e Amministrative, lanciata dal meloniano Lucio Malan e a 48 ore dal verdetto finale sulla legge elettorale che dovrebbe passare indenne alla Camera blindata dalle fiducie, l’ipotesi di una legislatura accorciata fa discutere. Il partito della premier Meloni tace e accarezza l’idea. Nei corridoi parlamentari prevale la tesi che quella del capogruppo di FdI al Senato, Malan, sia stata una fuga in avanti non troppo lontana dai ‘desiderata’ dei vertici (a cui comunque spetterebbe il boccino della decisione), ma assolutamente intempestiva. Specie rispetto agli alleati, da sempre dubbiosi e che anche ora si dimostrano scettici rispetto a questa possibilità. Tant’è che dalla Lega a Forza Italia, passando per i centristi di Maurizio Lupi e l’Udc, nessuno sposa le elezioni in primavera. Anche se con motivazioni diverse.
La più esplicita è quella che evidenzia Massimiliano Romeo per la Lega: la riforma dell’autonomia differenziata da concludere, essendo all’ultimo step con le intese con 4 regioni del nord. Già settimane fa il padre della riforma, il ministro Roberto Calderoli, aveva chiarito che servirà ancora un anno, sottolineando però che potrebbe essere l’unica riforma compiuta del governo Meloni.
“Solo dopo aver concluso l’iter sull’autonomia differenziata si possono fare ipotesi di elezioni anticipate -spiega il presidente dei senatori leghisti Massimiliano Romeo – non prima”. Calderoli resta in silenzio ma chi gli sta più vicino ricorda il pressing lanciato da Pontida il 20 settembre: “Sull’autonomia io chiedo un impegno del nostro segretario e dei nostri alleati – aveva scandito – Gli stessi tempi usati per approvare alla svelta la legge elettorale vanno usati per approvare l’autonomia differenziata”. Più morbido il ‘no’ di Antonio Tajani. “Noi siamo favorevoli ad arrivare alla fine della legislatura”, osserva il segretario azzurro. D’accordo, il suo vice Roberto Occhiuto che rivela: “Ho dato un consiglio non richiesto a Giorgia Meloni suggerendo di prendersi tutto il tempo da qui alla fine della legislatura” con l’obiettivo di “concentrarsi su scelte di politica economica – spiega – che possano essere davvero percepite dagli italiani come bandiere del centrodestra”. E Stefania Craxi ne fa una questione di lealtà con gli elettori e taglia corto: “Non vedo motivi per cui questa esperienza di governo debba chiudersi in anticipo. Anzi ne abbiamo tanti per continuare”. Al di là delle dichiarazioni, l’opzione di elezioni prima dell’estate aleggia nel partito azzurro tanto che – raccontano alcuni forzisti – in una riunione ristretta di partito, Tajani avrebbe interpellato i ‘suoi’ e tutti si sarebbero espressi per il voto in autunno. Pesa anche la variabile Vannacci e il peso che il suo partito potrebbe avere se continuasse a crescere nei sondaggi: se Futuro Nazionale continuasse l’ascesa, sarebbe meglio giocarsela e andare alle urne, altrimenti meglio aspettare. Per non parlare delle frizioni che covano dentro FI (rispetto alle richieste di una squadra più ampia e più giovane) e dentro la Lega (in attesa del congresso straordinario voluto da Salvini per mettere fine al pressing dei nordisti durato tutta l’estate). Al contrario, i meloniani spingono in nome delle elezioni amministrative che riguarderanno le principali città, da Roma a Napoli passando per Bologna e Milano. Il centrodestra rischia di perderle, con un effetto traino peggiore se le politiche si tenessero dopo, sembra essere uno dei ragionamenti. Oltre alla motivazione economica, visti gli alti costi di un doppio appuntamento elettorale, e il rischio di comizi poco seguiti perchè fatti in un’estate che potrebbe essere torrida come come quella terminata da poco.
Tensione Forza Italia in Sicilia, dura telefonata Tajani-Schifani. Il nodo sarebbe la ricandidatura del presidente alle regionali del 2027
Secondo quanto apprende l’ANSA, ci sarebbe stato un colloquio telefonico ad alta tensione tra il leader di Forza Italia Antonio Tajani e il presidente della Regione siciliana Renato Schifani. L’annuncio di una riflessione in corso e di comunicazioni a breve da parte del governatore al quale non sono piaciute le dichiarazioni del commissario del partito siciliano Nino Minardo sulla necessità di un rinnovamento politico dopo l’ennesimo caso giudiziario, sta alzando i toni in Fi.
Il nodo sarebbe la ricandidatura di Schifani alle regionali del 2027: il presidente la dà per scontata mentre a Roma sarebbero aumentati i dubbi sul bis.
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