Cinque scrittrici per capire la violenza di genere? «Marie Cardinal con Le parole per dirlo, un romanzo su un’analisi, Doris Lessing e il suo racconto del tempo che passa e del divenire vecchie, Edna O’Brien, che descrive una realtà talmente viva, Elsa Morante, e Simonetta Agnello Hornby, che mi piace in particolar modo quando parla della Sicilia».
Lettrice accanita, Alessandra Kustermann, la ginecologa che vent’anni fa diede vita al primo centro antiviolenza pubblico in Italia per assistere le vittime di Violenza Sessuale e Domestica (SVSeD), prima primaria della storia della Mangiagalli di Milano, un’intellettuale simbolo della città e un punto di riferimento nazionale tra chi si occupa di violenza sulle donne è presa un po’ in contropiede dalla domanda e fatica a fare una selezione. L’abbiamo incontrata al Salone del libro di Torino, dove presentava un romanzo, Il rubasogni, di Irma Cantoni (Orlotti editore), che racconta la storia di una madre che subisce violenza dal figlio («non chiamate le donne maltrattate “persone fragili”, non sono fragili, è il danno che hanno subito che è molto grave!»).
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Kustermann ha consigliato spesso libri alle donne che si rivolgevano al centro, e anche alle dottoresse che vi lavoravano, per lei infatti la letteratura aiuta (anche) a far capire cosa sia la violenza: «l’analisi della realtà che fanno gli scrittori riesce a mostrare quello che non vediamo o ciò che non troviamo le parole per dire. Le scrittrici, in particolare, perché sanno scrivere molto bene di sentimenti, mentre gli uomini scrivono di donne, ma non ragionano come noi e si rischia una forte omologazione». La lettura è anche uno dei pilastri della nuova iniziativa di Kustermann, che debutterà quest’estate: il progetto Rinascita di SVS Donna Aiuta Donna, una cascina alle porte di Milano dove dieci donne che hanno subito maltrattamenti, sole o con i loro figli, potranno vivere in un ambiente sereno dove ritrovare fiducia e indipendenza e reinserirsi nel mercato lavorativo. Tra le attività della cascina, che sarà aperta al pubblico, anche laboratori di teatro, circo, musica, letteratura e cinema.
La violenza e il trauma sono al centro anche dei libri delle quattro scrittrici in finale al premio Strega europeo, tutte presenti al Salone (la premiazione sarà domenica prossima, 17 maggio alle 18.30 al Circolo dei Lettori e delle Lettrici di Torino): Nathacha Appanah, con La notte nel cuore, tradotto da Cinzia Poli (Einaudi), vincitrice del Prix Femina 2025 e Prix Goncourt des Lycéens 2025 che racconta la storia di due femminicidi e di un tentativo di femminicidio, quello dell’autrice (domenica 17 maggio, ore 11.45 – Sala Internazionale, con Daria Bignardi); Leila Guerriero con La chiamata. Storia di una donna argentina, tradotto da Maria Nicola (Sur), vincitrice del Premio Zenda che narra la vicenda reale di Silvia Labayru, una ventenne che nel 1976, durante la dittatura di Videla, fu rapita, torturata, ridotta in schiavitù e costretta a dare alla luce la sua prima figlia in una stanza del centro di detenzione clandestino in cui era rinchiusa (sabato 16 maggio, ore 12.45 – Sala Internazionale, con Concita De Gregorio); Isabella Hammad, con Entra il fantasma, tradotto da Maurizia Balmelli (Marsilio), vincitrice dell’Encore Award e del premio Gregor von Rezzori, ritratto inedito della vita quotidiana in Palestina (venerdì 15 maggio, ore 18.15 – Sala Bianca, con Marino Sinibaldi); Yael van der Wouden, con il claustrofobico Estranea, tradotto da Roberta Scarabelli (Garzanti), vincitrice del Women’s Prize for Fiction, che in un crescendo di suspence descrive due donne chiuse in una casa tormentarsi a vicenda sullo sfondo – per molti capitoli ignoto alle protagoniste e ai lettori – di una delle più terribili tragedie del ’900 (sabato 16 maggio, ore 16.00 – Sala Bianca, con Antonella Lattanzi)
Più indirettamente, anche il quinto candidato – Tonio Schachinger, con In tempo reale, tradotto da Francesca Gabelli (Sellerio), vincitore del Deutscher Buchpreis (venerdì 15 maggio, ore 15.00 – Sala Internazionale, con Helena Janeczek) parla di violenza nel suo ironico descrivere l’influenza delle strutture autoritarie e come sia possibile ingannarle, per stabilire le proprie regole e diventare grandi.







