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Unicredit-Commerzbank, la partita tra prove di dialogo e il ruolo decisivo dei fondi

di Redazione Impresa mercati
13/05/2026
in Finanza
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Sull’Ops lanciata da Unicredit su Commerzbank il mercato resta in una fase interlocutoria e le adesioni registrate nella prima settimana sarebbero considerate “in linea con le attese”. Lo sottolineano all’AdnKronos fonti finanziarie secondo cui “questa non è ancora la settimana decisiva”, dal momento che, come spesso avviene nelle offerte pubbliche di scambio, la maggior parte delle adesioni tende a concentrarsi negli ultimi giorni dell’operazione. Una dinamica che, viene osservato, sarebbe riscontrata anche dalla prassi di mercato tedesca, dove nella fase finale dell’offerta gli aggiornamenti diventano quotidiani.

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Eventuali sviluppi sulla partita potrebbero maturare proprio nell’ultima settimana dell’Ops, soprattutto lato fondi internazionali: il vero punto cruciale dell’Ops. Nel frattempo, resta aperto il fronte del dialogo. Nei giorni scorsi sono arrivate aperture da parte della banca tedesca a un confronto con Unicredit, pur mantenendo ferme le condizioni già espresse dal management tedesco. Tra i punti ritenuti centrali ci sarebbero il riconoscimento di un premio adeguato e la definizione del percorso industriale. Stando a quanto apprende l’agenzia di stampa dalle stesse fonti, non è da escludere che si possano incrementare già nei prossimi giorni interlocuzioni tra il management delle due banche, anche alla luce delle prese di posizioni favorevoli di esponenti della Bce sull’operazione.

L’operazione, del resto, sta raccogliendo sempre maggiore consenso da parte della comunità finanziaria. “Va guardata con favore perché pone finalmente una questione che l’Europa rinvia da troppo tempo: la necessità di creare grandi gruppi bancari realmente europei, capaci di competere con i colossi americani e internazionali”, sottolinea all’Adnkronos Guido Rosa, presidente dell’Associazione Italiana Banche Estere. Secondo Rosa, l’operazione “non è soltanto una vicenda societaria”, ma rappresenta “un test sulla reale possibilità dell’Europa di costruire un mercato finanziario più integrato”. Un passaggio che, sottolinea, chiama in causa direttamente il tema dell’unione bancaria e del mercato unico dei capitali.

Sulla riuscita dell’operazione, il presidente dell’Associazione Italiana Banche Estere invita alla prudenza: “La sua realizzabilità dipenderà molto dall’atteggiamento del governo tedesco e dalla capacità di superare resistenze di carattere politico e nazionale”. Rosa osserva come sia “comprensibile che un governo guardi con attenzione al destino di una banca rilevante per il proprio sistema economico”, ma aggiunge che “se l’Europa vuole davvero parlare di unione bancaria e di mercato unico dei capitali deve accettare che anche il settore bancario possa crescere attraverso operazioni transfrontaliere, valutate secondo logiche industriali, di mercato e di vigilanza, non solo secondo sensibilità nazionali”.

Per Rosa, l’operazione non può essere considerata da sola “il fondamento del mercato unico dei capitali”, ma potrebbe comunque trasformarsi “in un precedente importante”. In particolare, spiega, il caso UniCredit-Commerzbank potrebbe spingere “Bce, Commissione europea e autorità competenti ad accelerare sulle condizioni che rendono possibile una vera integrazione finanziaria”. “Il mercato unico dei capitali, per funzionare davvero, ha bisogno non solo di banche più grandi, ma anche di regole più omogenee”, evidenzia ancora Rosa, indicando tra i nodi aperti “il sistema fiscale, la disciplina del risparmio, gli strumenti di investimento e la circolazione dei capitali”. Quanto alla strategia di Unicredit, Rosa ritiene che “alla fine il mercato premierà la chiarezza della strategia”, a condizione che l’operazione sappia dimostrare “una logica industriale solida, capacità di creare valore e rispetto degli equilibri istituzionali”.

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Secondo il presidente dell’Associazione Italiana Banche Estere, i benefici potrebbero estendersi anche al sistema bancario tedesco. “La Germania ha un sistema bancario importante ma molto frammentato”, osserva, spiegando che “una maggiore integrazione con un grande gruppo europeo potrebbe portare efficienza, investimenti tecnologici, maggiore capacità di servizio alle imprese e un rafforzamento competitivo complessivo”. Su quello che accadrà la partita è aperta. Stando sempre alle fonti, tutto si giocherà soprattutto sul fronte dell’azionariato dei fondi. Il governo tedesco detiene circa il 12% di Commerzbank, mentre Unicredit è già salita attorno al 30%. Una quota vicina al 20% sarebbe in mano al retail (almeno in parte condizionato dal clima tedesco), mentre il restante capitale farebbe capo prevalentemente a investitori istituzionali e fondi internazionali, considerati decisivi per l’esito finale dell’operazione. (di Andrea Persili)

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