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Home Politica

Meloni ‘sfida’ le opposizioni: “Quadro complesso, porte aperte a chi vuole il confronto”

di Redazione Impresa mercati
14/05/2026
in Politica
Meloni ‘sfida’ le opposizioni: “Quadro complesso, porte aperte a chi vuole il confronto”
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L’apertura ad Azione di Carlo Calenda (“le porte del governo, le porte mie personali, per chi ha voglia di confrontarsi nel merito di questioni che in ogni caso impattano su ciascuno di noi, saranno sempre aperte”). L’invito alla serietà: “Non c’è da parte mia nessuna volontà di organizzare delle passerelle”, ricordando la situazione difficile che abbiamo di fronte, economica e internazionale. Le repliche punto su punto al Pd, che le sottopone oltre venti temi, tanti quanto bastano a farle dire che “siamo nel quizzone finale di un gioco a premi immagino”. L’attacco al M5S sull’evergreen del superbonus (“una misura elettorale fuori controllo che graverà sui conti dello Stato fino al 2027”). E qualche scintilla con Matteo Renzi, che la incalza sull’azione di governo da qui alla fine della legislatura. Il ‘Premier Time’ di Giorgia Meloni in Senato, dura quanto una partita di calcio, 90 minuti, che vedono la presidente del Consiglio replicare alle domande delle opposizioni, che si rivelano un j’accuse su vari temi, con il presidente La Russa, che più di una volta usa il fischietto per invitare a tenere bassi i toni di chi rumoreggia in Aula, come il senatore pentastellato Licheri, richiamato più volte.

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Cabina di regia e apertura alle opposizioni

“Siamo di fronte a un quadro economico e internazionale particolarmente complesso e le tensioni geopolitiche incideranno come già stanno incidendo, sulla crescita, sull’energia sulla competitvità delle impresem sul potere di acquisto delle famiglie. In un momento che facile non è, dovrebbe esserci meno spazio per la polemica e più spazio per un confronto concreto sulle grandi questioni strategiche che riguardano l’Italia”, dice al leader di Azione, Carlo Calenda, il primo a intervenire in Aula che le chiede di aprire “una cabina di regia” per dare soluzione condivisa tra tutte le forze ai tanti dossier aperti.

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“Le porte del governo, le porte mie personali, per chi ha voglia di confrontarsi nel merito di questioni che in ogni caso impattano su ciascuno di noi, saranno sempre aperte”, dice il capo del governo. “Quanto alla proposta di una Cabina di Regia, io sarei anche disponibile. Le devo ricordare che quando, finora, abbiamo provato a fare delle proposte in questo senso, la risposta da parte della stragrande maggioranza dei partiti dell’opposizione non è stata di disponibilità”, conclude, assicurando che da parte sua “non c’è nessuna volontà di organizzare delle passerelle”.

Scintille con Renzi

Al leader di Italia Viva, Meloni replica con verve, dopo che l’ex premier l’ha descritta come “sedotta e abbandonata da Trump”, evocando “il ginecologo alla Corte dei conti”. “Si invoca” di continuo “la presenza del presidente del Consiglio in Aula e, al netto di accuse e insulti, c’è sempre oggettivamente poco di cui parlare”, replica lei stizzita. Poi Meloni rivendica la stabilità dell’esecutivo, definito strumento fondamentale che permette di realizzare una visione di lungo periodo. “Quello che noi intendiamo fare in questo ultimo anno di governo è continuare una strategia che abbiamo messo in campo”. Interventi a favore di lavoratori, imprese e famiglie. “Oggi l’Italia ha incassato 153 miliardi” con il Pnrr “e sarà liquidata la nona rata nelle prossime settimane. Al 31 marzo 2026 la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, pari al 76% del totale, a cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari. Direi che abbiamo fatto un buon lavoro”, dice applaudita dalla maggioranza.

La sfida del salario e il no a quello minimo

Meloni respinge le accuse sulla perdita del potere d’acquisto, attribuendo il calo strutturale dei salari reali al biennio 2021-2022 e rivendicando una ripresa della crescita salariale superiore all’inflazione sotto l’attuale esecutivo. La strategia si concentra sul taglio del costo del lavoro e sullo stanziamento di oltre 20 miliardi di euro per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego. La proposta delle opposizioni sul salario minimo legale viene bocciata, poiché si rischia il paradosso di soglia al ribasso per i lavoratori. Meloni parla di “salario giusto” legato ai contratti collettivi nazionali più rappresentativi. “Siamo partiti da qui, ci abbiamo lavorato, e i salari hanno ripreso gradualmente a crescere più dell’inflazione”.

“Un lavoratore dipendente con uno stipendio intorno ai 26 mila euro annui oggi può avere tra i 1.500 e i 2.400 euro in più all’anno rispetto al passato”, assicura. “Noi crediamo che i salari vadano aumentati rafforzando la contrattazione, perché è lì che si difendono i diritti dei lavoratori”. dice. Poi, incalzata dal dem Boccia che l’accusa di essere lontana dai bisogni della gente, di non andare nei supermercati per toccare con mano l’impennata dei prezzi risponde: “Sono andato a fare la spesa l’ultima volta al supermercato sabato scorso, se vuole può andare a chiedere. Per cui guardi, non rinuncio a stare in mezzo alla gente, non rinuncio a fare la mia vita normale, proprio perché questo mi aiuta a capire come stanno le cose e quello che capisco è che anche che intorno a questo governo c’è ancora tanto, tanto affetto, dopo quattro anni, e anche questo qualcosa significherà”, dice nel passaggio più applaudito dalla maggioranza in Aula.

“Tasse solo per le banche, meno pressione fiscale su lavoratori”

Meloni bolla come falsità le accuse al suo governo di aver alzato le tasse (“con l’eccezione -ironizza- di quelle alle banche, alle assicurazioni e alle società energetiche”). Dal capo del governo vengono ricordate, una dietro l’altra, una serie di misure per alleggerire il carico fiscale: “Riforma fiscale, riduzione delle aliquote Irpef, taglio del cuneo, estensione del regime forfettario per gli autonomi, detassazione degli aumenti retributivi legati ai rinnovi contrattuali, è quello che abbiamo fatto. “Questo governo ha recuperato circa 100 miliardi di euro in tre anni” dall’evasione fiscale e questo “significa più soldi che entrano allo Stato”. “La nostra priorità resta sostenere chi lavora, chi produce, chi tiene in piedi questa Nazione, e non chi vive di rendita o privilegi”, conclude.

La ripresa del Mezzogiorno

Meloni in Aula rivendica il superamento della logica assistenziale basata sui sussidi finora prevalente nel Meridione, a favore di una strategia incentrata su investimenti, infrastrutture, lavoro e forte semplificazione burocratica. La Zes Unica ha permesso lo sblocco di oltre 1300 investimenti per un valore complessivo di circa 55 miliardi di euro in due anni, supportata dall’istituzione di una Cabina di regia per il Piano Strategico per il Sud. “Per noi il Mezzogiorno non è un problema da risolvere, semmai una grande opportunità da cogliere”. “Anche per questo il governo ha istituito una Cabina di regia con il compito di elaborare un Piano Strategico per il Sud, e anche per coordinare i molti interventi”, aggiunge. “Abbiamo stanziato quasi un miliardo di euro per rinnovare gli incentivi occupazionali, e quegli incentivi vanno soprattutto a giovani under 35, a donne e a lavoratori all’interno della Zes Unica. Mezzo milione di persone al Sud ha trovato un lavoro in questi tre anni e mezzo, dall’inizio del mandato di questo governo”.

Al via il Piano Casa: “Bene fondamentale”

Sul piano Casa, cavallo di battaglia della Lega, che la invita a riparlarne per bocca del capogruppo Romeo, Meloni ribadisce l’importanza di quanto varato in cdm, definendo la casa “un bene fondamentale e non un lusso”. “Uno Stato giusto deve fare sostanzialmente tre cose: aiutare chi ha diritto ad avere una casa popolare; sostenere chi lavora ma non riesce più ad affrontare i costi del mercato; difendere i cittadini dalle occupazioni abusive”.

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