Di fronte a una società non più in grado di argomentare una contestazione, che ha trasformato l’indignazione in consumo mediatico e i ribelli in icone del fashion, il Salone del Libro di Torino sceglie “Il mondo salvato dai ragazzini” di Elsa Morante quale emblema della primavera 2026. Torna al Lingotto da giovedì 14 a lunedì 18 maggio, con oltre cinquecento stand, milleduecentocinquanta editori e duemilasettecento eventi sempre sotto la direzione di Annalena Benini, per accogliere la comunità di lettrici e lettori di ogni età che incontreranno autrici e autori italiani e internazionali, e confrontarsi sul presente.
Nel libro datato 1968, non a caso, i giovani rappresentano l’unica possibilità di salvezza contro la degradazione del mondo adulto, dominato dalla violenza e dal conformismo, poiché preservano una percezione immediata della realtà. Scrivendo nel dopoguerra e attraversando la Guerra Fredda, il Vietnam e le tensioni nucleari, Morante resiste con il linguaggio e stila un lungo catalogo di gesti vitali, anarchici e poetici che infondono speranza: i ragazzi soccorrono gli animali, ascoltano jazz, discutono di Cristo e di Buddha, insultano la polizia, rubano girasoli, si innamorano, si travestono, piangono e ridono al contempo.
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L’estrema adolescenza del mondo
“Il mondo salvato dai ragazzini è un libro fondamentale di Elsa Morante – commenta Benini – che ne contiene molti, e che attraversa forme diverse dell’arte e della parola. È un manifesto e una poesia, una festa e un’invettiva, un romanzo e una chiave magica. Apre tutte le porte. Tante definizioni, perché sfugge a ogni definizione: non è classificabile, è un titolo in movimento ed è, prima di tutto, un messaggio di speranza. È il mondo che il Salone del Libro si prefigge, auspica, prova a costruire ogni giorno con inventiva e dedizione”.
La trentottesima edizione comincia giovedì 14, alle 14, in Sala Oro, con la lezione inaugurale “Ogni cosa era estrema. Ed è tuttora così. Una riflessione sull’adolescenza” di Zadie Smith, disinibita e rigorosa, due volte selezionata da “Granta” tra le venti migliori penne della letteratura inglese.
Le traiettorie della traduzione
La ventiseiesima edizione dell’AutoreInvisibile, ciclo dedicato alla traduzione e curato da Ilide Carmignani, ospiterà cinquantasei relatori nel corso di ventuno incontri. Emmanuel Carrère dialogherà su scrittura e traduzione con Ena Marchi e Dacia Maraini con Paolo Di Paolo. La sezione “Lo scrittore e il suo doppio” accoglierà ancora Zadie Smith con Martina Testa, Peter Cameron e Kiran Desai con Giuseppina Oneto ed Ece Temelkuran con Giulia Boringhieri. Invece Valerio Magrelli e Paolo Nori tratteranno delle loro nuove trasposizioni del “Misantropo” di Molière (Mondadori) e de “La vita è orribile e meravigliosa” di Čechov (Neri Pozza). “La traduzione è da sempre un paradigma di accoglienza – aggiunge Carmignani – poiché non assimila lo straniero cancellando ogni sua caratteristica estranea, né si arrende servilmente all’altro fino a perdere la propria identità. La traduzione è un incontro che preserva e arricchisce entrambi, offrendo in questi tempi di migrazioni e nuove convivenze un modello di valore non solo linguistico e letterario, ma etico, sociale e politico; un esempio di come si possano superare i confini e sfumare le separazioni tra noi e loro, tra dentro e fuori, tra chi è incluso e chi è escluso”.







