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(di Michele Cassano)
Nuovo scossone all’interno del
Ministero della Cultura, che nel corso della legislatura ha
attraversato diverse fasi turbolente, dalle dimissioni dell’ex
sottosegretario Vittorio Sgarbi, fino a quelle dell’ex ministro
Gennaro Sangiuliano. L’ultima rivoluzione riguarda i vertici
dello staff del ministro Alessandro Giuli, che ha pronti – come
anticipato da Corriere.it – i decreti di revoca per Emanuele
Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e uomo di
fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e per
Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro.
La motivazione sarebbe nella gestione dell’erogazione dei
finanziamenti al documentario su Giulio Regeni, che non ha
ricevuto i fondi nonostante la richiesta del produttore.
Fratelli d’Italia, però, tramite il suo capodelegazione al
governo Francesco Lollobrigida getta acqua sul fuoco. “Il
ministro Giuli ha ritenuto, come è d’altronde suo diritto,
modificare l’assetto della sua segreteria – afferma -. Il
gabinetto deve corrispondere alle esigenze funzionali, almeno
per alcuni ruoli direttamente dipendenti dal ministro, a un
rapporto di totale sintonia. Sono certo che il collega Giuli
saprà individuare le persone più idonee”. Per quanto riguarda
Merlino e Proietti, aggiunge Lollobrigida, “ritengo sapranno
essere utili in altri ruoli nell’ambito istituzionale poiché la
loro esperienza e capacità è, per quanto mi riguarda,
indiscussa”. Bocche cucite a Palazzo Chigi sulla vicenda. Anche
se la presa di posizione del ministro capodelegazione viene
letta in ambienti della maggioranza come un richiamo alla
cautela e alla riflessione su certe operazioni, un richiamo – è
il senso del ragionamento – in cui trasparirebbe anche il
pensiero della premier Giorgia Meloni. E dove emerge tra l’altro
un attestato di stima per i due funzionari chiamati in causa.
Con le parole di Lollobrigida sulla necessità di ricollocare i
due esponenti di spicco di Fdi.
Secondo l’opposizione, dietro all’accaduto ci sarebbe un
regolamento di conti all’interno di Fratelli d’Italia, che fa il
paio con le divisioni sulla presenza della Russia alla Biennale
e il licenziamento di Beatrice Venezi da direttrice della
Fenice.
Anche se dal ministero non arrivano conferme, Giuli
licenziato Merlino per non aver vigilato sulla vicenda del
documentario su Giulio Regeni, a cui il ministero ha negato i
finanziamenti. Il ministro aveva bollato come “inaccettabile” il
rifiuto, di cui non era a conoscenza a differenza, a quanto
pare, del responsabile della segreteria tecnica. Nel corso della
cerimonia al Quirinale per i premi David, Giuli, parlando del
docufilm, aveva promesso “di mettere ordine e un sovrappiù di
coscienza morale laddove hanno prevalso invece l’opacità o
l’imperizia”. Poi, il giorno dopo, Giuli aveva garantito che il
film avrebbe usufruito “di un altro canale di sostegno, perché è
un caso unico”.
Il documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”,
diretto da Simone Manetti, è uscito a dieci anni dal tragico
omicidio, avvenuto nel febbraio 2016, e ricostruisce il
rapimento e la tortura del ricercatore italiano al Cairo,
basandosi sulle testimonianze della famiglia e dell’avvocato.
Per favorirne la diffusione, la Fondazione Musica per Roma ha
organizzato una proiezione gratuita il 18 maggio all’Auditorium.
Differente la motivazione che sarebbe alla base del
licenziamento di Proietti, esponente di spicco di Fratelli
d’Italia in Umbria, che non si sarebbe presentata all’aeroporto
e non avrebbe quindi partecipato alla missione del ministro a
New York lo scorso mese. Il nuovo terremoto a via del Collegio
Romano arriva, in ogni modo, dopo le polemiche, tutte interne
alla destra, tra i rappresentanti governativi di Fratelli
d’Italia e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco
per la presenza della Russia all’esposizione.
“È il segno di una maggioranza attraversata da guerre
interne, regolamenti di conti, scontri tra correnti e leadership
in competizione – sostiene Sandro Ruotolo del Pd -. Tutto questo
dentro Fratelli d’Italia, ma anche negli altri partiti della
coalizione: nella Lega con l’uscita del generale Roberto
Vannacci e dentro Forza Italia con tensioni e fronde contro
Antonio Tajani”.
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