(Il Sole 24 Ore Radiocor) – L’ultimatum del presidente americano Donald Trump all’Iran consiglia prudenza agli investitori, che attendono di capire come evolverà la situazione in Medio Oriente prima di prendere posizione, trascinando così al ribasso i listini azionari su entrambe le sponde dell’Atlantico. Giù i principali indici di Wall Street, come le principali piazze europee: Milano chiude in calo dello 0,47%, con Leonardo (-8%) in coda al listino; Parigi termina con una perdita dello 0,9%, Francoforte dell’1% e Madrid dello 0,67%. Questo, in vista della scadenza dei termini fissati da Trump prima di scatenare una nuova ondata di attacchi alle infrastrutture civili di Teheran, alle due del mattino italiane. Trump ha scritto sul suo social Truth: «Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada, ma probabilmente accadrà», riducendo le possibilità di un accordo e soprattutto dell’apertura dello Stretto entro la deadline pattuita. Inoltre, gli Stati Uniti, secondo quanto riportato da Axios, hanno colpito obiettivi militari sull’isola iraniana di Kharg, il fiore all’occhiello delle capacità di produzione petrolifera del Paese. L’attacco è avvenuto diverse ore prima della scadenza fissata dal presidente Trump per la riapertura dello Stretto di Hormuz (entro le 2 del mattino italiane), pena un’ondata di distruzione contro le infrastrutture civili iraniane.
Wall Street chiude mista
Wall Street chiude mista mentre procede il conto alla rovescia verso l’ultima scadenza fissata dal presidente Donald Trump per la distruzione delle centrali elettriche e dei ponti iraniani. Il Dow Jones cede lo 0,2% mentre l’S&P 500 guadagna lo 0,09% e il Nasdaq lo 0,1%. I movimenti sono stati esitanti, proprio come lo sono stati dall’inizio della guerra con l’Iran, a causa della profonda incertezza su quando i combattimenti potrebbero terminare. Durante la prima ora di contrattazioni di martedì, il Dow ha oscillato tra un guadagno di 74 punti e una perdita di 425. Anche i prezzi del petrolio sono stati instabili. Il prezzo del barile di greggio di riferimento statunitense con consegna a maggio è salito brevemente oltre i 117 dollari prima di attestarsi a 112,95 dollari, in rialzo dello 0,5%. Il prezzo del barile di greggio Brent, lo standard internazionale, con consegna leggermente più avanti nell’anno, a giugno, è sceso dello 0,5% a 109,27 dollari. Ma è ancora ben al di sopra del livello di circa 70 dollari registrato prima dell’inizio della guerra a fine febbraio.
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Corrono petrolio e gas con l’aumento delle tensioni
Il prezzo del petrolio consolida i rialzi, dopo una mattinata volatile. I future sul Wti avanzano oltre i 116 dollari al barile con un rialzo intorno al 4% e quelli sul Brent sono intorno ai 110 dollari. Corre anche il gas ad Amsterdam che viaggia sui 53 euro al megawattora (+6%). Sul mercato valutario, l’euro è in rialzo dello ‘.3% sul dollaro a 1,157. La moneta unica vale anche 185,07 yen (+0,49%), mentre il dollaro segna +0,19% nei confronti della divisa nipponica a 159,92.
A Milano sprint St, in coda Leonardo
Sull’azionario a Piazza Affari, svetta Stmicroelectronics (+4,2%) che chiude in testa al listino principale, in scia ai conti di Samsung e alle prospettive positive di vendite di chip per l’AI. Acquisti anche su Fincantieri (+1,3%) che beneficia da un lato della partnership negli Usa, dall’altro del rialzo del rating a Buy da Hold da parte di Jefferies. A picco Leonardo (-8%) in seguito alle indiscrezioni sulla volontà del governo italiano di non confermare l’a.d. Roberto Cingolani alla guida dell’azienda. Male anche Moncler (-4,1%), Stellantis (-3,89%), Diasorin (-3,7%) e Ferrari (-2,96%). Al di fuori del paniere principale ha recuperato il 21% Bff, mentre Newprinces è balzata del 13,28% in scia all’annuncio di un’accelerazione «significativa» del programma di acquisto di azioni proprie, «in considerazione dell’attuale livello di valutazione del titolo e della solida posizione finanziaria del gruppo». Male invece Fidia, scesa del 18,81%.
Spread chiude in rialzo a 91 punti, rendimento decennale sfiora il 4%
Chiusura in rialzo per lo spread tra BTp e Bund in una seduta condizionata dall’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato sulla curva euro dopo l’ultimatum all’Iran lanciato dal presidente Usa. A fine seduta il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e i pari scadenza tedesco si è attestato a 91 punti dagli 87 di giovedì scorso. In netto aumento anche il rendimento del BTp decennale benchmark che ha segnato un’ultima posizione al 3,99% dal 3,86% della chiusura di giovedì, ultima sessione ufficiale prima della pausa pasquale.





