(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Le Borse europee scelgono di credere alla pace in Iran, che questa volta appare a portata di mano dopo un mese di guerra, il peggiore per l’azionario europeo da giugno 2022. Più di un segnale porta in quella direzione: prima il presidente Donald Trump ha detto che gli Usa lasceranno l’Iran «entro due o tre settimane» a prescindere da un accordo, poi ha scritto sui social che «il presidente del nuovo regime iraniano ha chiesto un cessate il fuoco». Affermazioni smentite direttamente da Teheran, mentre si attendono maggiori chiarimenti dal discorso che Trump terrà alle 21 ora locale.
Eppure, i listini ci credono, complice anche il calo dei prezzi del petrolio. Il nodo centrale rimane lo Stretto di Hormuz, che – secondo Trump – deve tornare «aperto, libero e sgombro» per lo stop alle ostilità. Intanto, il primo ministro britannico Keir Starmer ospiterà in settimana colloqui tra 35 Paesi per creare una coalizione che renda lo stretto «accessibile e sicuro dopo la fine dei combattimenti».
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Così, il Ftse Mib di Milano termina la seduta in rialzo del 3,17%, seduta più che positiva anche per il Cac di Parigi (+2,1%) e il Dax di Francoforte (+2,6%). Fanno bene l’Aex di Amsterdam (+1,7%), l’Ibex di Madrid (+3%) e il Ftse 100 di Londra (+1,8%).
Wall Street chiude in rialzo, Dj +0,48%, Nasdaq +1,16%
Wall Street chiude positiva. Il Dow Jones sale dello 0,48% a 46.565,86 punti, il Nasdaq avanza dell’1,16% a 21.840,95 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,72% a 6.575,36 punti.
Sul fronte macroeconomico, l’occupazione nel settore privato a marzo è cresciuta più delle attese. Secondo il rapporto mensile redatto da Adp, sono stati guadagnati 62.000 posti di lavoro rispetto al mese precedente, contro attese per la creazione di 40.000 posti di lavoro. L’Ism manifatturiero a marzo sale a 52,7, superando le stime a 52,3. Lievemente sopra le attese anche le vendite al dettaglio, che a febbraio hanno segnato un +0,6% contro stime per un aumento dello 0,5%.





