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Mps, domani Cda su Lovaglio: i fondi internazionali chiedono stabilità governance

di Redazione Impresa mercati
25/03/2026
in Finanza
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Aggiornato a domani il Cda di Mps per esaminare la posizione di Luigi Lovaglio. Lo apprende AdnKronos da fonti finanziarie. Domani verranno presentati pareri tecnico-legali per valutare una posizione complessa. Sul tavolo – sempre a quanto si apprende – c’è la valutazione di una serie di misure: dal ritiro delle deleghe a forme di inibizione, tra cui l’estrema ipotesi del licenziamento.

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Secondo quanto risulta all’agenzia di stampa i consiglieri avrebbero chiesto chiarimenti sulla condotta recente dell’amministratore delegato, rimasto in carica fino a pochi giorni fa, in particolare su ruolo e tempistiche nella formazione della lista. Al centro ci sarebbe soprattutto il fatto che lo stesso si sia presentato a Londra, davanti agli investitori, ancora sotto il ruolo di Ceo di Mps, con particolare attenzione alle dichiarazioni rese agli investitori.

Al di là degli aspetti tecnico-legali, legati alla tutela dell’interesse della banca, quello che si vocifera in ambiente finanziario è che questi aspetti rischiano di complicare e non poco l’operazione Lovaglio: fanno notare all’AdnKronos alcune fonti finanziarie che i fondi internazionali, di cui Lovaglio chiede il sostegno, “sono proprio i più attenti alla trasparenza, alla pulizia dei processi, alla solidità e alla stabilità della governance”

La partita per espugnare Rocca Salimbeni del resto su quello si gioca. Gli equilibri tra i soci rilevanti restano incerti: Delfin (17,5%) e il Mef (4,9%) sembrano orientati verso l’astensione. Un elemento che, se confermato, finirebbe per rafforzare la lista presentata dal Cda, “poiché ridurrebbe il totale dei voti espressi in assemblea e e quindi farebbe pesare maggiormente i voti espressi in favore della lista stessa”, spiega all’AdnKronos Gioacchino Amato, avvocato esperto di diritto bancario e finanziario, ex Consob e già presidente di banca Sant’Angelo.

Tra gli altri azionisti, Girondi (circa il 3%) sarebbe schierato a sostegno della lista alternativa, mentre resta ancora incerta la posizione di Banco Bpm (3,7%). Con Caltagirone (11,5%) a favore della lista del CdA, il vero ago della bilancia diventa quindi il voto dei fondi internazionali.

Su questo fronte peseranno in modo determinante le indicazioni dei proxy advisor, attese per fine mese. Una partita complessa per Luigi Lovaglio, e non solo per quanto potrebbe emergere in Cda. “Se raccomandano la lista del Cda, ne deriva solitamente un’alta probabilità di allineamento dei fondi”, spiega all’AdnKronos Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance alla Università Bocconi. “Se invece segnalano problemi – prosegue – allora i fondi possono: votare la lista alternativa oppure ‘split vote’ (parte dei voti a una lista, parte a un’altra, sostanzialmente prevale l’imprevedibilità)”.

I fondi, del resto, “tendono a supportare la lista del CdA”, osserva Calcaterra, ma a precise condizioni: “Il processo deve essere percepito come trasparente; la lista equilibrata (indipendenti credibili, competenze adeguate) e non ci devono essere forti criticità di governance”. Requisiti che valgono per tutte le liste di maggioranza in campo.

Secondo voci raccolte da AdnKronos in ambiente finanziario, non mancano le perplessità sulla lista presentata da Plt Holding. Diverse fonti evidenziano l’anomalia – con pochissimi precedenti soprattutto nei grandi istituti internazionali – di un amministratore delegato non ricandidato dal CdA che decide di ripresentarsi in contrapposizione alla lista del consiglio, sostenuto da un azionista con appena l’1,27% del capitale.

“Si tratta di un’ipotesi molto rara: casi simili si sono verificati, ma sporadicamente e più che altro nell’ambito delle Bcc”, osserva all’AdnKronos Angelo De Mattia, analista economico, editorialista ed ex Bankitalia. “I precedenti, per quanto riscontrabili, riguardano realtà bancarie minori, dove è più marcata una dinamica localistica e campanilistica”.

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Ulteriori dubbi, secondo quanto raccolto anche tra alcuni consiglieri, riguardano il processo di formazione della lista: ci si interroga sull’eventuale supporto di advisor nella sua costruzione. Inoltre, sempre secondo queste voci, la lista appare fortemente incentrata sulla figura di Lovaglio, senza alcuna continuità con il precedente CdA malgrado gli orientamenti degli azionisti e con un’età media piuttosto elevata, elemento che potrebbe tradursi in rischi per l’attuazione del Piano. Si teme, infine, una possibile “balcanizzazione” del Consiglio, fattore che potrebbe compromettere ulteriormente l’esecuzione strategica.

Tutti aspetti che dovranno comunque essere valutati dalla vigilanza europea. “La governance è diventata un elemento centrale per gli organi di vigilanza”, aggiunge De Mattia. La lista che sostiene Lovaglio ha aperto “una nuova ipotesi di formazione della governance, sulla cui effettiva praticabilità e accettabilità nutro più di qualche dubbio. Resta da capire quale sarà l’orientamento della vigilanza Bce, soprattutto alla luce dell’attenzione crescente non solo sui statici di esperienza, professionalità e idoneità, ma anche sui processi dinamici di formazione della lista”. (di Andrea Persili)

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