Basta coi dibattiti sui giornali o sui social. Bisogna mettersi pancia a terra e pensare di più “ai militanti” anziché alle geometrie della gestione del partito. Ostenta tranquillità Matteo Salvini davanti ai mal di pancia interni che si stanno moltiplicando dopo il “processo” dell’assemblea lombarda. Visita per la quarta volta Mauro Roggero nel carcere di Bollate, fa sapere che al Mit puntano a erogare entro dicembre i primi fondi – stanziati con la manovra dell’anno scorso – per i padri separati, “misura fortemente voluta” dallo stesso Salvini, ricordano dal dicastero. Incalza ancora sulla necessità che le banche mettano a disposizione una parte dei loro guadagni, e ogni volta che ne parla il contributo aumenta (oggi siamo a “una decina di miliardi”). Insomma, “lavoriamo tranquilli”, senza pensare a “statuti o regolamenti”.
Perché, taglia corto, “non possiamo fare un congresso all’anno”. “Fa finta di non capire e va avanti con la sua narrazione”, il commento caustico di quella fronda nordista che, in un crescendo che finora ha trovato il suo apice nella riunione di venerdì scorso a Milano, continua a chiedere al segretario un cambio di passo, se non proprio di fare un “passo di lato”. I problemi sono noti: al leader si contesta l’abbandono dei temi cari al Nord, il progressivo slittamento a destra della Lega e, su tutto, l’operazione su Roberto Vannacci, che si sta rivelando un boomerang, soprattutto in vista del prossimo appuntamento con le elezioni politiche. Ci sono poi le scaramucce sui territori, i dibattiti animati sui social e sulla stampa locale coi più salviniani che, sempre in Lombardia, avrebbero preso di mira ad esempio la scelta della Lega bresciana di eliminare il nome di Salvini dai loghi del circolo cittadino. Poi ci sono le feste, che più di qualcuno, peraltro, vede meno partecipate del solito e che fanno alzare la guardia in direzione Pontida. “Ci saranno più militanti degli anni passati”, dice sicuro Salvini che prevede pure “centinaia di militanti che lavorano e costruiscono” nel suo passaggio in Versilia, dove sarà intervistato nei tradizionali incontri del Caffè della Versiliana a Marina di Pietrasanta.
“Chi si mette a disposizione con spirito costruttivo e non polemico è benvenuto”, ripete il leader spiegando che è il momento di “lavorare per rafforzare la squadra” perché “saremo condannati a vincere anche l’anno prossimo” visto che “dall’altra parte non c’è un’offerta di governo neanche lontanamente plausibile”. Quindi, bando alle “polemiche” perché “dobbiamo attrezzarci per governare altri cinque anni, e ne abbiamo ancora uno”.
Sulla strada per un bis del centrodestra, però, ci sono le incognite della nuova legge elettorale e di Futuro Nazionale, che nemmeno Giorgia Meloni, stando ai bene informati, vorrebbe accogliere in coalizione. La Lega ha mal digerito il superamento dei collegi uninominali, grazie ai quali nel 2022 aveva conquistato una cinquantina di seggi alla Camera e una trentina al Senato abbastanza sovradimensionati rispetto al risultato elettorale, perché gli accordi si erano fatti sulla base di precedenti percentuali in cui la Lega ancora si attestava a due cifre. Oggi che si aggira attorno al 6%, e i sondaggi estivi danno il partito di via Bellerio saldamente superato dai vannacciani nelle intenzioni di voto, i leghisti (come Forza Italia), confidano nella “generosità” di Fratelli d’Italia quando sarà il momento di dividere i 70 seggi del premio di maggioranza. Ancora si viaggia nel novero delle ipotesi, gli azzurri punterebbero negli scenari più rosei a una ventina di posti, i leghisti a un numero che superi la quindicina. E ci sarà da fare spazio anche alla formazione di Maurizio Lupi, a maggior ragione se si dovesse concretizzare una operazione di rafforzamento attraverso una alleanza elettorale con Sud chiama Nord di Cateno De Luca.
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