Facendo nuovamente un confronto, il 2022 presentava una situazione ben più critica, con anomalie ampiamente sotto il -50% in tutta Italia.
Per capire questa relazione, guardiamo innanzitutto alla neve: dopo tre anni di scarsità, il Po nel 2026 era finalmente nella media rispetto al periodo storico, grazie a un inverno generoso di nevicate.
A causa di questo grande caldo, però, la risorsa idrica nivale ha subito una fusione molto più accelerata del solito, precipitando a condizioni solo lievemente migliori dell’inizio maggio 2022. Questo ovviamente non significa che la risorsa idrica nivale accumulata lo scorso inverno sia andata persa, ma è comunque defluita nel Po prima del solito.
Più caldo significa che in caso di precipitazioni generose in inverno (come in questo 2026), queste vengono “dissipate” più rapidamente del solito. In altre aree del Paese, peraltro, la situazione è stata più critica dal punto di vista della neve: nel Triveneto e negli Appennini, l’accumulo idrico nivale è stato tendenzialmente sotto media anche nell’inverno 2026, con valori simili a quanto successo nel 2022 nel Nord-Est.






