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Home Esteri

Iran, Usa si preparano a lunga escalation. Stretto di Hormuz, paralisi dopo i raid

di Redazione Impresa mercati
10/07/2026
in Esteri
Iran, Usa si preparano a lunga escalation. Stretto di Hormuz, paralisi dopo i raid
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Gli Usa si stanno preparando all’eventualità di un’escalation prolungata del conflitto con l’Iran. E intanto il traffico navale nello Stretto d Hormuz resta (quasi) fermo dopo la nuova ondata di raid con scambio di attacchi tra Washington e Teheran.

Le opzioni di Trump

Il presidente americano Donald Trump ha così convocato i principali consiglieri e responsabili della sicurezza nazionale per discutere le prossime mosse di Washington. A rivelarlo è Channel 12, citando funzionari statunitensi secondo i quali i combattimenti potrebbero protrarsi “da un paio di giorni fino a un mese”, a seconda che Teheran continui o meno ad attaccare le navi commerciali nello Stretto di Hormuz. “Gli daremo una lezione, così capiranno che facciamo sul serio”, ha dichiarato il funzionario citato dall’emittente israeliana.

Tra le opzioni allo studio vi sarebbe il ripristino del blocco navale statunitense dei porti iraniani, misura rievocata pubblicamente dallo stesso Trump, anche se non sarebbe stata ancora presa alcuna decisione. Secondo Channel 12, al momento a Washington vi sarebbe inoltre scarso interesse verso un coinvolgimento diretto di Israele nei combattimenti.

Tel Aviv si prepara intanto all’eventualità di un ampliamento del conflitto, inclusa la possibilità che l’Iran prenda di mira basi israeliane utilizzate dagli aerei americani, come Nevatim e Ramon, mentre prosegue il coordinamento operativo tra le Forze di difesa israeliane e il Comando Centrale degli Stati Uniti.

A Hormuz traffico navale (quasi) fermo

Intanto, dopo il nuovo scambio di attacchi, negli ultimi due giorni rallenta il trasporto marittimo internazionale attraverso lo Stretto, sottolinea la Cnn che cita dati del traffico marittimo. Secondo gli analisti del settore, l’Iran ha approfittato della recente tregua nel conflitto per accelerare le esportazioni dall’isola di Kharg, il suo principale snodo di export. “Prevedendo un possibile e imminente ripristino del blocco da parte della Marina statunitense, Teheran ha spedito non meno di 10 milioni di barili di greggio e carburanti in una sola notte”, ha riferito TankerTrackers. “Tutti e tre i terminal di esportazione dell’isola di Kharg sono rimasti completamente occupati” nonostante gli ultimi attacchi statunitensi, secondo gli analisti di Windward, un servizio di intelligence marittima. “Circa 63 milioni di barili di greggio iraniano si trovano ora in mare”, sottolinea Windward.

Dopo che questa settimana gli Stati Uniti hanno revocato la deroga che consentiva le esportazioni di greggio iraniano, “operatori, assicuratori e acquirenti sono pienamente esposti alle sanzioni secondarie statunitensi su qualsiasi carico gestito”, ha osservato Windward. I dati del servizio di tracciamento MarineTraffic hanno mostrato solo una manciata di imbarcazioni a Hormuz, tra cui due petroliere iraniane vuote che entravano nel Golfo. Una nave carica di gas di petrolio liquefatto, operata da Adnoc (la compagnia energetica statale degli Emirati Arabi Uniti), stava lasciando il Golfo seguendo una rotta vicina alla costa dell’Oman.

Secondo la società di monitoraggio navale Kpler, lunedì 6 luglio avevano attraversato lo Stretto 36 navi e martedì 7 luglio 41. Dati che erano in linea con la media della scorsa settimana, pari a circa 40 attraversamenti al giorno.

Per i Pasdaran la colpa è ovviamente degli Usa. Gli attacchi militari statunitensi “ostacolano seriamente” la riapertura dello Stretto e qualsiasi tentativo di Washington di determinare le rotte marittime provocherà “una risposta schiacciante”, afferma infatti in una nota la Marina dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, sostenendo però di aver riportato il traffico a circa il 50% dei livelli precedenti alla guerra e di stare aumentando la capacità per le navi autorizzate a utilizzare le rotte designate dall’Iran.

Nel comunicato, i Pasdaran affermano che “gli stranieri non hanno alcun posto in questa terra e nello Stretto di Hormuz” e accusano Washington di “avventurismo e interferenza” nelle rotte marittime, attribuendo all’operato degli Usa le attuali difficoltà di navigazione a Hormuz. La Marina dei Pasdaran avverte inoltre che un intervento degli Stati Uniti nella definizione dei corridoi di navigazione “metterebbe a rischio gli interessi dei Paesi che utilizzano lo Stretto”.

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Dal canto suo il Centcom respinge le affermazioni dei media statali iraniani secondo cui il transito attraverso lo Stretto sarebbe consentito soltanto lungo rotte designate dall’Iran, sostenendo che Teheran non ne ha il controllo.

In un messaggio pubblicato su X, il Centcom sottolinea che “dall’inizio di maggio, le forze statunitensi hanno contribuito a garantire il passaggio sicuro di oltre 800 navi commerciali e il transito di 380 milioni di barili di petrolio greggio attraverso questo vitale corridoio del commercio internazionale”.

Israele pronto a nuovo attacco

Nel frattempo, Israele è pronto ad attaccare “per la terza volta” l’Iran se necessario, e a farlo “con una forza ancora maggiore”, ha detto il ministro della Difesa israeliano Israel Katz. “Le forze armate sono pronte e in allerta per riprendere i combattimenti, per riconquistare la superiorità nei cieli e colpire di nuovo in Iran, per eliminare minacce, anche per la terza volta, se necessario”, ha detto Katz, intervenendo durante una cerimonia militare. “Se dobbiamo andare di nuovo, lo faremo, anche con una forza maggiore”, ha poi aggiunto.

“L’asse iraniano è più debole che mai, mentre Israele è più forte che mai”, ha poi detto Benjamin Netanyahu intervenendo alla cerimonina, riconoscendo comunque che il conflitto non è finito. “Abbiamo provato che il lungo braccio dell’Aeronautica israeliana può arrivare ovunque, dallo Yemen all’Iran, ma dobbiamo riconoscere che la campagna non è ancora finita“, ha detto il premier israeliano.

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