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“Incontri segreti del Mossad con Ahmadinejad”, il piano di Israele per il cambio di regime in Iran

di Redazione Impresa mercati
14/07/2026
in Esteri
“Incontri segreti del Mossad con Ahmadinejad”, il piano di Israele per il cambio di regime in Iran
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Israele avrebbe lavorato per anni a un piano segreto per trasformare l’ex presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, nel futuro leader dell’Iran dopo un cambio di regime a Teheran. E’ quanto rivela il New York Times, che cita funzionari americani e iraniani a conoscenza dell’operazione, secondo i quali il Mossad avrebbe avviato contatti con Ahmadinejad già nel 2023, intensificandoli nel 2024 e nel 2025, fino a tentare di trasferirlo in un luogo sicuro durante la guerra tra Israele e Iran dello scorso febbraio.

Secondo il quotidiano Usa, il progetto prevedeva una più ampia strategia israeliana per rovesciare l’attuale leadership iraniana. Tra gli elementi del piano vi sarebbe stato anche l’addestramento e l’armamento di gruppi curdi con base nel nord dell’Iraq, che avrebbero dovuto entrare nell’Iran occidentale e avanzare verso Teheran. Il piano, tuttavia, non si è mai concretizzato.

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Incontri segreti, raid, il salvataggio, lo stop, gli arresti: la ricostruzione

Il New York Times ricostruisce che Ahmadinejad fu invitato nel 2024 e nuovamente nel 2025 alla Ludovika University di Budapest per partecipare ufficialmente a una conferenza sul cambiamento climatico. In realtà, secondo il rettore dell’ateneo Gergely Deli, l’evento sarebbe servito da copertura per consentire all’ex presidente iraniano di incontrare agenti dell’intelligence israeliana. Deli racconta di aver ricevuto la richiesta direttamente da un alto funzionario del governo ungherese e di aver accettato nella convinzione che favorire un dialogo tra i due Paesi nemici potesse contribuire a salvare vite umane.

Il quotidiano sostiene inoltre che quello che all’epoca era il capo del Mossad, David Barnea, si sarebbe recato personalmente a Budapest nel 2024 per incontrare Ahmadinejad e che, subito dopo, il servizio segreto israeliano avrebbe informato la Cia dell’avvio dei contatti. Fonti americane sostengono inoltre che Israele avrebbe finanziato negli ultimi anni parte delle spese di viaggio e di alloggio dell’ex presidente iraniano, incontrandolo in diverse occasioni all’estero.

Secondo la ricostruzione del giornale, l’operazione culminò il 28 febbraio, all’inizio della guerra tra Israele e Iran, quando un raid israeliano colpì il complesso residenziale di Ahmadinejad a Teheran, distruggendo l’edificio destinato alle guardie del corpo e il suo veicolo blindato. Nella confusione seguita all’attacco, una Peugeot nera sarebbe arrivata sul posto per prelevare l’ex presidente e condurlo in una casa sicura gestita dal Mossad all’interno dell’Iran.

Sempre secondo fonti americane e iraniane citate dal New York Times, Ahmadinejad avrebbe però perso fiducia nel progetto israeliano e avrebbe lasciato il rifugio in circostanze non chiarite. È ricomparso in pubblico soltanto la scorsa settimana, durante il corteo funebre per la Guida Suprema, Ali Khamenei. Quattro funzionari iraniani sostengono che attualmente si trovi agli arresti domiciliari sotto la custodia dell’intelligence dei Guardiani della Rivoluzione, dopo che le autorità iraniane avrebbero ricostruito gran parte dei suoi contatti con Israele.

L’evoluzione di Ahmadinejad

L’inchiesta ricostruisce anche la progressiva trasformazione politica dell’ex presidente. Dopo aver guidato l’Iran dal 2005 al 2013 con una linea fortemente anti-israeliana, rilanciando il programma nucleare e negando l’Olocausto, Ahmadinejad avrebbe progressivamente moderato i toni una volta lasciato il potere. Negli ultimi anni avrebbe criticato l’establishment iraniano, denunciato la corruzione e cercato di costruirsi un’immagine più moderata, senza però rinunciare all’obiettivo di tornare alla guida del Paese.

Secondo un ex collaboratore e una persona appartenente alla sua cerchia ristretta, citati dal quotidiano, Ahmadinejad riteneva ormai impossibile riconquistare il potere attraverso l’attuale sistema della Repubblica islamica e avrebbe confidato di voler guidare una fase di transizione sostenuta anche da potenze straniere. In questo scenario, sempre secondo il New York Times, avrebbe persino ipotizzato che un suo futuro governo potesse riconoscere Israele e normalizzare le relazioni nell’ambito degli Accordi di Abramo promossi dal presidente americano Donald Trump. Il Mossad non ha commentato le rivelazioni del giornale. Anche Ali Akbar Javanfekr, portavoce di Ahmadinejad, ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni.

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