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Campioni d’Europa: l’Italia è oggi un’eccellenza nella raccolta e nel recupero dell’olio minerale usato

di Redazione Impresa mercati
20/08/2026
in PMI e Business, Primo Piano
Campioni d’Europa: l’Italia è oggi un’eccellenza nella raccolta e nel recupero dell’olio minerale usato
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Contenuto tratto dal numero di agosto 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

L’Italia rigenera il 98% dell’olio minerale usato, contro il 61% della media Ue 
e il 50% degli Usa. Un risultato frutto del lavoro del Conou, consorzio 
che nel 2025 ha registrato un record di quasi 200mila tonnellate raccolte.

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Se disperso nell’ambiente, l’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso, con un elevato potenziale inquinante. Ne bastano quattro chilogrammi – la quantità di un normale cambio d’olio in un’auto – per inquinare una superficie d’acqua grande quanto un campo da calcio. Per questo motivo l’Italia, già oltre 40 anni fa, ha organizzato un sistema dedicato alla raccolta e al recupero, trasformando un rifiuto in una risorsa e diventando via via un punto di riferimento europeo nell’economia circolare.

Al centro di questo sistema c’è il Conou, Consorzio nazionale degli oli minerali usati. Operativo dal 1984, inizialmente con la denominazione Coou, il consorzio ha adeguato nel tempo il proprio assetto alle evoluzioni della normativa, fino all’attuale disciplina introdotta dal testo unico ambientale. È un soggetto giuridico di diritto privato senza fini di lucro che coordina l’intera filiera nazionale degli oli minerali usati, assicurandone la raccolta capillare, il controllo della qualità e l’avvio prioritario alla rigenerazione. Il sistema è supportato dalle imprese che immettono oli lubrificanti in consumo in Italia, secondo il principio della responsabilità estesa del produttore, secondo cui chi ha venduto il prodotto deve preoccuparsi anche della fase in cui il prodotto stesso, divenuto inidoneo all’uso, dovrà essere smaltito correttamente. Le risorse del contributo consentono il ritiro gratuito di tutto l’olio minerale usato presso i detentori – officine, industrie e isole ecologiche – in tutta Italia, anche nelle località più impervie e per quantitativi modesti.

Una volta raccolto dai concessionari Conou (raccoglitori selezionati e qualificati), l’olio usato viene sottoposto a controlli qualitativi che ne determinano la destinazione. La quota idonea viene avviata agli impianti di rigenerazione, dove torna a nuova vita come base lubrificante rigenerata, con caratteristiche qualitative comparabili a quelle ottenute dalla raffinazione del petrolio. Solo una minima parte residuale, quando le caratteristiche del rifiuto non consentono la rigenerazione, viene destinata al recupero energetico o, nei casi più critici, alla termodistruzione.

I risultati ottenuti dalla filiera, di primo livello mondiale, raccontano l’efficacia di questo modello. Nel 2025 il sistema Conou ha raccolto il record di 194.500 tonnellate di olio minerale usato, intercettando pressoché tutto il potenziale raccoglibile sul territorio nazionale. Dall’avvio dell’attività del consorzio sono state raccolte circa 7,3 milioni di tonnellate di olio usato, delle quali circa 6,6 milioni sono state rigenerate, consentendo di produrre oltre 3,9 milioni di tonnellate di basi lubrificanti rigenerate e di ridurre significativamente il ricorso alle importazioni di petrolio, con un beneficio economico stimato, a valori 2025, in circa 4 miliardi di euro (a valori attuali, con la crisi di Hormuz, è di oltre 10 miliardi).

Oggi il sistema italiano è un’eccellenza a livello europeo. Circa il 98% dell’olio raccolto viene avviato a rigenerazione, una percentuale tra le più elevate in Europa e nettamente superiore alla media del continente (61%; negli Stati Uniti è addirittura il 50%). Un risultato che dimostra come la corretta gestione di un rifiuto pericoloso possa trasformarsi in un’opportunità di tutela ambientale e risparmio di materie prime e di emissioni. Peraltro, proprio la crisi geopolitica attuale rende ancora più valido un modello che da un rifiuto pericoloso e inquinante è capace di estrarre un terzo del fabbisogno italiano di lubrificanti senza ricorrere a importazioni.

Alla base di questi risultati c’è una filiera altamente specializzata, composta da 58 aziende concessionarie raccoglitrici, che operano in tutto il Paese, e da due imprese di rigenerazione che gestiscono i tre impianti italiani dedicati a questo processo. Il Conou coordina il sistema, ne definisce regole operative e standard di qualità lungo tutto il processo, assicurandone il monitoraggio continuo, elemento fondamentale per massimizzarne la rigenerabilità.
Proprio la qualità è oggi una delle principali sfide della filiera. La presenza di contaminanti, dovuta alla miscelazione dell’olio minerale usato con acqua, solventi o altre sostanze, derivanti dai materiali con i quali il lubrificante entra in contatto nei motori o nei processi industriali, può comprometterne la rigenerazione. Per questo il Conou ha rafforzato, negli ultimi anni, i sistemi di controllo, le attività di monitoraggio e gli strumenti previsti dal contratto di filiera, per migliorare la qualità dell’olio raccolto e preservare gli elevati livelli di circolarità raggiunti.

È proprio questa attenzione alla qualità della materia prima raccolta che permette oggi all’industria italiana di eccellere in Europa e di dimostrare come la transizione verso l’economia circolare sia capace di creare valore e sicurezza per l’intero sistema Paese.

L’articolo Campioni d’Europa: l’Italia è oggi un’eccellenza nella raccolta e nel recupero dell’olio minerale usato è tratto da Forbes Italia.

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