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Home Economia Italiana

BCE, Lagarde avverte l’Europa: il vecchio modello di crescita non tornerà più

di Redazione Impresa mercati
19/08/2026
in Economia Italiana
BCE, Lagarde avverte l’Europa: il vecchio modello di crescita non tornerà più
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Commercio globale, energia a basso costo e stabilità internazionale: i tre pilastri che hanno sostenuto per decenni la crescita europea si stanno indebolendo. Christine Lagarde avverte che quel modello difficilmente tornerà e indica la nuova strada per l’Europa: mercato unico, investimenti, intelligenza artificiale e capitali.

Il modello economico che ha sostenuto la crescita dell’Europa nel dopoguerra si sta sgretolando e difficilmente tornerà nella forma che abbiamo conosciuto. È il messaggio lanciato dalla presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde nel suo intervento al World Economic Forum di Ginevra.

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Non è soltanto un allarme sulla fase attuale dell’economia. Lagarde descrive un cambiamento molto più profondo: le condizioni che hanno favorito per decenni industria, esportazioni e crescita europea stanno scomparendo.

A indebolirsi contemporaneamente sono tre pilastri: l’espansione del commercio mondiale, l’energia relativamente economica e un ordine internazionale stabile. Per la presidente della Bce l’Europa deve quindi trovare nuovi motori di sviluppo.

Il vecchio modello di crescita dell’Europa è in crisi

Il primo cambiamento riguarda il commercio mondiale.


L’Europa ha costruito una parte importante della propria prosperità sull’apertura agli scambi internazionali, diventando un’economia circa due volte più aperta al commercio rispetto agli Stati Uniti, ma quella fase non può più essere data per scontata.

Solo lo scorso anno sono state introdotte nel mondo oltre 2.500 nuove restrizioni commerciali. Dazi, tensioni geopolitiche e politiche protezionistiche rendono, quindi, più difficile affidare alle esportazioni lo stesso ruolo svolto in passato.

Il secondo pilastro in difficoltà è quello dell’industria europea, tradizionalmente forte nella manifattura e sostenuta per anni anche dalla disponibilità di energia relativamente economica.

Ed è qui che i numeri citati da Lagarde diventano particolarmente significativi.

Energia, produrre in Europa costa molto più che negli Usa

Nel 2025 i prezzi dell’elettricità pagati dalle industrie europee ad alto consumo energetico sono stati in media più del doppio rispetto agli Stati Uniti e circa il 50% più alti rispetto alla Cina.

Il vantaggio dell’energia a basso costo, alimentato in passato anche dal gas russo, è ormai venuto meno.

Il problema è ancora più attuale, mentre il prezzo del petrolio resta sopra 91 dollari al barile e l’Europa continua a fare i conti con gli effetti dello shock energetico.

Costi più elevati significano, infatti, minore competitività per molte imprese europee proprio, mentre aumenta la concorrenza internazionale.

La Cina compete sempre di più con l’industria europea

Ed è proprio la Cina l’altro grande cambiamento sottolineato da Lagarde.

Pechino non è più soltanto un grande produttore di beni a basso costo. Negli anni ha progressivamente rafforzato la propria presenza nei settori a maggiore valore aggiunto.

Oggi la Cina compete direttamente con l’Eurozona in quasi il 40% dei settori nei quali l’Europa dispone di un vantaggio competitivo. All’inizio degli anni Duemila la quota era intorno al 25%.

Per l’industria europea significa affrontare contemporaneamente energia più costosa e concorrenti più forti.

A tutto questo si aggiunge il terzo pilastro indicato dalla presidente Bce: la stabilità geopolitica. Guerre, tensioni commerciali e rischi sulle catene di approvvigionamento costringono oggi le imprese a valutare non soltanto l’efficienza degli investimenti, ma anche la loro sicurezza.

L’Europa però continua a crescere

Il messaggio di Lagarde non è però quello di un’Europa destinata inevitabilmente al declino.

L’economia dell’Eurozona è cresciuta dell’1,5% nel 2025, grazie interamente alla domanda interna e nel secondo trimestre del 2026 il Pil è aumentato dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti, nonostante lo shock energetico.

È proprio da questa capacità di resistenza che, secondo la presidente della Bce, deve partire il nuovo modello europeo.

L’Unione dispone di un mercato di 450 milioni di consumatori, di un’importante base industriale e scientifica e di competenze che restano tra le migliori al mondo.

La sfida è trasformare queste dimensioni in una vera forza economica comune.

Intelligenza artificiale e capitali, la nuova sfida europea

Una delle partite decisive sarà quella dell’intelligenza artificiale.

Le imprese dell’Eurozona prevedono di destinare mediamente circa il 9% dei propri investimenti all’AI, ma il problema europeo emerge quando le aziende innovative devono crescere.

Nei primi anni le startup europee riescono a raccogliere capitali in misura simile alle imprese di San Francisco. Dopo dieci anni, però, le aziende europee hanno raccolto circa il 50% di capitale in meno.

Alcune scelgono di andarsene: circa il 12% delle scale-up europee ha trasferito la propria sede fuori dall’Unione, soprattutto negli Stati Uniti.

Per Lagarde il problema è, quindi, doppio: il mercato europeo resta troppo frammentato e lo stesso vale per i mercati finanziari.

La nuova crescita deve partire dall’Europa

La soluzione indicata dalla presidente Bce passa da un mercato unico più integrato, dalla possibilità per le imprese di crescere più facilmente oltre i confini nazionali e da un mercato europeo dei capitali capace di finanziare innovazione e investimenti.

L’obiettivo è trasformare la domanda interna da semplice elemento di resistenza alle crisi a nuovo motore stabile della crescita europea.

Il messaggio che arriva da Ginevra è, quindi, più ampio delle prossime decisioni sui tassi della Bce.

L’Europa non può più aspettare che tornino le condizioni che hanno sostenuto la sua economia negli ultimi decenni. Energia economica, commercio globale in continua espansione e stabilità geopolitica non sono più certezze.

La partita ora è costruire un modello capace di crescere anche senza di esse.

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