Dei sedici figli cui Maria Teresa d’Austria diede la luce, solo la prediletta Maria Cristina ebbe facoltà di sposare nel 1766 l’uomo che amava, Alberto di Sassonia-Teschen. Un’unione che doveva lasciare un segno profondo nel futuro di Vienna, perché grazie al patrimonio della giovane i due poterono dedicarsi a ciò che desideravano – l’arte e in particolare la grafica -, dapprima parallelamente alla carriera politica e militare del duca, fino al 1792, poi a tempo pieno. Entrambi si dilettavano nella pittura e nel disegno, e soprattutto Maria Cristina rivisitava con discreto talento quadri di artisti celebri, ma il maggiore interesse della coppia andava al collezionismo, in cui profusero tempo e capitali.
Chiedilo al Sole
Domande di approfondimento generate da 24Ore AI
Il primo lotto di opere, pagato da Maria Cristina con 8600 fiorini, furono diecimila stampe che l’emissario asburgico a Venezia, conte Giocamo Durazzo, acquistò in loro nome e che nel 1776 gettò le basi della collezione, ampliata nel tempo ai disegni, con fogli di grandi maestri come Dürer, di cui la coppia acquisì 140 opere, Michelangelo e Raffaello, e maestri fiamminghi come Bosch o i Brueghel.
Loading…
Alla morte di Alberto, nel 1822 la collezione era cresciuta a 150.000 stampe e 13.000 disegni, che avevano richiesto un investimento oggi corrispondente a circa 32 milioni di euro.
Alla Storia, quel corpus di opere venne consegnato col nome di Alberto e legato per testamento non solo all’integrale, imprescindibile permanenza a Vienna, ma addirittura alla destinazione unica nel palazzo adiacente alla reggia imperiale, che Maria Cristina ebbe in dono dalla propria famiglia e che dal 1794 fu la loro residenza: una lungimirante volontà testamentaria, che ha salvato fino ad oggi la collezione da possibili smembramenti, spartizioni o vendite, nonostante i molti rivolgimenti della Storia e la trasformazione dell’Austria da monarchia a repubblica.
250esimo anniversario della fondazione della collezione
Nel 250esimo anniversario della fondazione della collezione, il Museo Albertina ripercorre con una mostra fino all’11 ottobre le tappe più significative della sua creazione e della sua attività, con una fitta carrellata di capolavori che emergono dalla protettiva penombra in cui sono immerse le sale.





