E’ attesa per domani, già in mattinata, la decisione della Corte d’appello di Milano sulla nullità o meno del provvedimento di primo grado che, per un difetto di instaurazione del contraddittorio, ha portato alla condanna della parlamentare europea di Avs Ilaria Salis al pagamento del compenso mensile nei confronti di Valentina Dadda e François Gelmetti, due suoi ex assistenti licenziati, a loro dire, in modo ingiustificato.
Oggi davanti ai giudici presieduti da Silvia Marina Ravazzoni si è tenuta l’udienza con al centro un argomento strettamente tecnico su cui si fonda il verdetto del marzo scorso del Tribunale: il mancato recapito del ricorso con cui è stato avviato il contenzioso senza che la diretta interessata ne sia venuta a conoscenza. Recapito andato a vuoto in quanto, è argomento di impugnazione della sentenza, l’ufficiale giudiziario si sarebbe recato, circa un anno fa, una sola volta all’indirizzo “noto” della parlamentare, che trascorre la maggior parte del tempo all’estero e comunque fuori casa. Dopo di che nessuno avrebbe più fatto ricerche per rintracciarla.
Da qui il verdetto dello scorso marzo (non esecutivo) in cui Salis, “contumace” e impossibilitata a far valere le sue ragioni, è stata condannata a versare oltre 300mila euro ai due ex assistenti che hanno sostenuto di esser stati licenziati senza la sussistenza di una giusta causa. Stamane, in circa mezz’ora di discussione, i legali dei due ex collaboratori si sono riportati agli atti, mentre gli avvocati dell’europarlamentare si sono richiamati alla giurisprudenza italiana ed europea. In base alla quale, secondo giuslavoristi che assistono Salis, gli avvocati Federico Manfredi e Chiara Romeo, la notifica di un atto giuridico deve “raggiungere lo scopo”, ovvero “deve raggiungere il destinatario in modo che possa conoscere il procedimento” senza scoprire, a sorpresa, di essere stato condannato.
Tanto più che in questo caso l’indirizzo di residenza e della Pec sono conosciuti. “Attendiamo con serenità la decisione”, si è limitata a dire la parlamentare dopo l’udienza. “Domani la Corte deciderà se la notifica è stata fatta bene o è stata fatta male”, ha spiegato l’avvocato Manfredi. In caso di nullità, ha aggiunto, “verrà riportato tutto in primo grado”. Se invece la notifica sarà ritenuta valida, si proseguirà con la discussione nel merito nel giudizio di secondo grado che si è instaurato con il ricorso di oltre cento pagine, presentato a giugno, con contestuale sospensione dell’esecuzione dell’efficacia della sentenza.
Esecuzione da cui deriverebbe un grave pregiudizio in termini economici e personale: gli avvocati di Salis citano al tal proposito la dichiarazione dei redditi per il 2023 e il 2024 (poco più di 10 mila euro in due anni) per sottolineare che la cifra stabilita dalla sentenza del Tribunale potrebbe incidere in modo “devastante” sulla situazione economico-patrimoniale della loro assistita. Quanto alle minacce e alle pressioni che Salis ha detto di aver ricevuto dai suoi ex collaboratori, che ora gestiscono un b&b nel palazzo di famiglia di Valentina Dadda sul Canal Grande a Venezia, non si esclude possa presentare una denuncia.
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