La scuola non c’entra: “Quanto sta accadendo in Francia è nientemeno che un’immigrazione di massa fuori controllo. Si tratta dell’Islam che vuole prendere il sopravvento su un Paese un tempo grande”. Donald Trump entra a gamba tesa su Parigi e sulle proteste studentesche che stanno agitando le strade di tutta la Francia.
E l’attacco frontale è solo l’ultimo di una lunga serie di affondi contro l’Europa, accusata a più riprese di rinunciare ai suoi valori fondamentali, quelli condivisi con gli Stati Uniti, e di favorire un’immigrazione incontrollata. Una posizione che va di pari passo con le lodi sempre più frequenti che il tycoon rivolge invece a quei partiti di estrema destra che in Europa avanzano in diversi Paesi, a partire dall’AfD in Germania. Un atteggiamento che Trump sfrutta a uso e consumo interno, in vista delle midterm, ma anche per esercitare la sua influenza Oltreoceano, in vista delle elezioni che nei prossimi mesi interesseranno gran parte dell’Europa.
Che i rapporti fra Trump e il Vecchio Continente non siano dei migliori è chiaro ormai da tempo. Nell’ultima versione della National Security Strategy la Casa Bianca ha messo nero su bianco che se l’Europa non cambia rischia la “reale prospettiva di veder cancellata la propria civiltà”.
Dalla Nato all’Ucraina passando per i dazi, i fronti di tensione sono dunque molteplici. La guerra in Iran ha creato ulteriori attriti fra le due sponde dell’Atlantico, con Trump che non ha nascosto la sua frustrazione e la sua rabbia contro gli alleati che, a suo avviso, gli hanno girato le spalle, negando il loro aiuto contro Teheran. Con Emmanuel Macron, in particolare, il presidente americano ha un rapporto altalenante, fra grandi elogi e pesanti critiche.
Lo scorso giugno Trump ha firmato a Versailles il ‘Memorandum di Islamabad’ per la fine della guerra in Iran fra gli applausi di Macron e della Premiere Dame Brigitte. Alcuni mesi prima, però, aveva minacciato dazi al 200% sui vini francesi e affermato che “nessuno” voleva Macron dopo il suo rifiuto ad aderire al ‘Board of Peace’ per Gaza.
Le tensioni in Francia, così come quelle in Spagna per Ceuta, per Trump sono dunque un’arma da giocare in casa a meno di un mese dalle elezioni di metà mandato, per mostrare agli americani cosa potrebbe accadere in caso di vittoria dei democratici. La “terribile” crisi migratoria in Spagna deve essere un avvertimento per gli Stati Uniti, ha più volte affermato: “Ricordatevi questa immagine. Tra tre anni saremo noi così se dovesse andare al potere la parte sbagliata”. Trump da mesi ha la Spagna nel mirino: il no del premier Pedro Sanchez all’uso delle basi americane per i bombardieri diretti verso il Golfo ha fatto infuriare il presidente statunitense, spingendolo a minacciare la chisura dei rapporti commerciali con Madrid.
Non va molto meglio con il cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Trump ha preso nota e lodato la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt, lanciando lo slogan ‘Make Germany Great Again’. I tedeschi “si sono finalmente stancati delle norme e dei regolamenti sull’immigrazione, assolutamente disastrosi, che hanno danneggiato così gravemente la Germania”, ha scritto il tycoon.
Col partito di estrema destra tedesco sostenuto anche da uno dei principali alleati del presidente, Elon Musk, convinto sostenitore anche del fatto che Marine LePen sia “l’ultima speranza per la Francia”. L’uomo più ricco del mondo condivide la visione dell’Europa di Trump e da tempo ritiene che l’Ue dovrebbe essere abolita per tornare ai singoli Stati.
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