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Home Economia Italiana

Ex Ilva, la Corte d’Appello conferma lo spegnimento degli altoforni: ora tocca alla Cassazione

di Redazione Impresa mercati
05/10/2026
in Economia Italiana
Ex Ilva, la Corte d’Appello conferma lo spegnimento degli altoforni: ora tocca alla Cassazione
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Nuovo capitolo nella complessa storia dell’ex Ilva di Taranto. La Corte d’Appello civile di Milano ha confermato il blocco degli altoforni dell’area a caldo dello stabilimento. Lo ha fatto il 5 ottobre, respingendo la richiesta di sospensione avanzata dalle società coinvolte.

Lo spegnimento dovrà essere completato entro la fine di ottobre, mentre il caso approderà a breve in Cassazione. Una decisione che pesa enormemente sul futuro di uno dei poli industriali più discussi d’Italia.

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Cosa ha deciso la Corte

La Corte d’Appello civile di Milano ha confermato l’ordine di spegnimento degli altoforni dell’area a caldo. Parliamo del cuore produttivo dell’ex Ilva, per la cui salvaguardia era stata presentata un’istanza di sospensione da Acciaierie d’Italia e da Ilva in amministrazione straordinaria.

Il tutto respinto, per la seconda conferma del provvedimento, dopo che una prima richiesta era stata bocciata l’11 settembre 2026. Chiarissime le motivazioni, nelle quali i giudici hanno affermato un principio netto: il diritto alla salute prevale sugli interessi economici.

Sono stati richiamati elementi cardine di questa vicenda, come la presenza di amianto e le emissioni nocive. Fattori di rischio oggettivi per la popolazione. Si sottolinea inoltre la tutela prevista dalla Costituzione e dal diritto dell’Unione europea, respingendo gli argomenti relativi a un presunto “danno irreparabile” legato allo spegnimento.

La Cassazione: i prossimi passi

La partita non può dirsi però ancora conclusa. Il prossimo passaggio è fissato per il 20 ottobre 2026, quando la parola passerà alla Corte di Cassazione. In questa sede si deciderà in via definitiva sulla legittimità del provvedimento.

I tempi sono strettissimi, perché l’udienza arriva a ridosso della scadenza di fine ottobre fissata per completare lo spegnimento degli impianti. Un intreccio tra calendario giudiziario e operativo che rende la situazione molto delicata.

Le conseguenze economiche

Ma di quali conseguenze economiche irreparabili si parlava? Lo stop all’area a caldo ha inevitabili ricadute sul futuro del sito, sull’occupazione e l’indotto. È di fatto sempre stato questo il nodo cardine della vicenda. Esiste un modo per conciliare la tutela dell’ambiente e la salute pubblica con la tenuta produttiva e i tanti posti di lavoro?

Molto dipenderà ora dalla decisione della Cassazione e dalle scelte che Governo e aziende faranno sul rilancio e sulla transizione dell’impianto verso processi meno inquinanti

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