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Home Cultura

«Naza» fa tremare Netanyahu alla vigilia delle elezioni in Israele

di Redazione Impresa mercati
28/09/2026
in Cultura
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Lo liquida come un concentrato di “menzogne”, ma il premier israeliano Benjamin Netanyahu è ossessionato da Naza, il documentario (nelle sale italiane fino a domani) di Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei registi del collettivo che ha vinto l’Oscar per No other land nel 2025. Il film rivela i dettagli del sistema alla base dell’uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza. Premio della Giuria alla Mostra del cinema di Venezia, Naza ha avuto un impatto mediatico fortissimo e sarà disponibile gratuitamente online (probabilmente da novembre) “come parte dell’impegno dell’organizzazione di notizie nella diffusione del giornalismo indipendente” sul sito del «The Guardian» che lo ha coprodotto, assieme a Jonathan Glazer (La zona di interesse).

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Dal 10 ottobre sarà su Rai Storia. Senza citarlo, Netanyahu, preoccupato per le elezioni del 27 ottobre in Israele, nella sala semideserta dell’Onu ha respinto le accuse di genocidio a Gaza, definendole «la più grande bugia del secolo», affermando che l’esercito israeliano «fa più di chiunque altro per evitare vittime civili». Già all’indomani della proiezione a Venezia,Netanyahu aveva definito il film “intollerabile”, accusando i registi di incitare all’antisemitismo e di aver infangato lo Stato per ottenere consensi internazionali. Il Ministro della Cultura, Miki Zohar, ha parlato di un atto di “tradimento” e ha chiesto l’immediata revoca della cittadinanza israeliana per i due registi. Zohar e il capo dell’esercito israeliano (Idf) Eyal Zamir hanno, inoltre, promosso un’inchiesta interna all’Idf per verificare la presunta divulgazione non autorizzata di materiale classificato e l’uso di fonti anonime.

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Che cos’è Naza

Naza è il nome in codice che i servizi segreti israeliani usano per indicare i danni collaterali, ovvero le vittime civili a Gaza dei bombardamenti dell’esercito israeliano per annientare Hamas. I Naza, che comprendono indistintamente bambini, donne e anziani, possono arrivare anche a diverse centinaia e le azioni finire per non colpire nemmeno un membro di Hamas. I Naza sono “provocati” da un sistema che prevede il controllo dei telefoni attraverso il ricorso a un algoritmo e all’Ia: l’uccisione dei civili avviene quando i membri di Hamas, i cui telefoni sono sotto controllo, entrano nelle case. Il peso del documentario sta nel certificare che questo sistema di vigilanza e controllo fosse anteriore all’orribile strage del 7 ottobre in cui Hamas uccise oltre 1200 israeliani, tra civili e militari. I testimoni, intervistati sui tetti di Tel Aviv, dove è difficile intercettare le conversazioni, sono 24: agenti del Mossad o membri dell’esercito, di cui si intravede solo il profilo nero e la cui immagine e voce è stata modificata per non rivelarne l’identità. Nel film, realizzato con uno stile documentaristico molto classico, « chi parla è spinto da motivazioni diverse: alcuni si sentono in colpa, altri raccontano i fatti con una sorta di indifferenza e non hanno alcun rimorso. Altri sono addirittura orgogliosi dei risultati ottenuti. L’obiettivo era descrivere questo sistema di morte e di genocidio. Le motivazioni sono un elemento secondario», ha spiegato Abraham.

Gli altri film sulla Palestina e su Netanyhau

Nelle sale italiane ora c’è PALESTINA 36 – Quando tutto ebbe inizio di Annemarie Jacir, che si svolge sotto il mandato britannico in Palestina. E da domani in più di cento sale italiane ci sarà The Bibi Files, il documentario della regista americana Alexis Bloom, censurato in Israele, costruito sui filmati trapelati degli interrogatori di polizia a Benjamin Netanyahu nell’ambito dell’inchiesta per corruzione, frode e abuso di fiducia.

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