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La Svizzera al voto per irrigidire la neutralità in Costituzione

di Redazione Impresa mercati
26/09/2026
in Esteri
La Svizzera al voto per irrigidire la neutralità in Costituzione
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In Svizzera si vota questa domenica su un’iniziativa che vuole introdurre nella Costituzione una definizione più rigida della neutralità. L’iniziativa è appoggiata dalla destra nazionalista e si è sviluppata soprattutto sull’onda dell’adesione della Confederazione elvetica alla gran parte delle sanzioni dell’Unione europea contro la Russia, dopo che quest’ultima ha invaso l’Ucraina. Secondo i sostenitori dell’iniziativa, la Svizzera sta sminuendo la sua storica neutralità. I maggiori partiti di centro e di sinistra non la pensano così. Le maggioranze del Governo e del Parlamento sono per il no all’iniziativa. I sondaggi danno per nettamente vincente il no, ma il terreno è naturalmente complicato e anche scivoloso, considerando quanto profonda sia la presenza della neutralità nella realtà della Svizzera.

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L’iniziativa appoggiata dall’Udc (Unione di centro, che a dispetto del nome è collocata a destra) ha al suo interno due punti principali. Il primo è che la Confederazione aderisca eventualmente in futuro solo a sanzioni verso Stati belligeranti proclamate dall’Onu, di cui la Svizzera fa parte, e non da altri. Il secondo è che la Svizzera collabori con alleanze militari solo nel caso di aggressione diretta contro il Paese. Il Comitato di iniziativa dichiara apertamente di vedere come pericoloso l’avvicinamento della Svizzera alle strutture sia dell’Unione europea sia della Nato. La Confederazione non fa parte né dell’una né dell’altra, ma con la Ue ha rilevanti accordi economici bilaterali (il Parlamento elvetico va ora a discutere di un ampliamento di questi) e con i Paesi della Nato c’è dialogo, pur nell’ambito dell’autonomia e della neutralità svizzere.

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Liberali, centristi (democristiani), socialisti, verdi, con accenti diversi tra loro rispondono comunque nel complesso che la Confederazione in generale adotta già le sanzioni decise dall’Onu quando queste ci sono, ma che ci deve anche essere un margine di manovra per la Svizzera, in modo tale che possa aderire anche a sanzioni proclamate da altri, come nel caso appunto della Ue contro l’aggressione della Russia all’Ucraina. La maggioranza del Parlamento a Berna vuole insomma poter gestire la neutralità nella maniera più opportuna nei differenti casi. Quanto alle collaborazioni in campo militare, la risposta è che la Svizzera coopera con alcuni Stati selezionati, in particolare con quelli confinanti, per rafforzare la sua capacità di difesa. La neutralità elvetica è permanente ed è anche armata. Una limitazione della cooperazione in materia di sicurezza, secondo chi si oppone all’iniziativa, indebolirebbe la capacità di difesa della Svizzera. Attuare cooperazioni solo in caso di aggressione diretta subita dal Paese sarebbe rischioso perché a quel punto potrebbe essere tardi. Insomma per gli oppositori dell’iniziativa la Svizzera non sta tradendo la sua neutralità, la sta applicando tenendo conto di ciò che accade a livello internazionale.

Si vota anche su un’altra iniziativa, quella “per un’alimentazione sicura”. I sostenitori vogliono rafforzare l’approvvigionamento con derrate alimentari di produzione elvetica, soprattutto vegetali, e con acqua potabile pulita. Il Governo e il Parlamento sono per il no e definiscono eccessive le richieste, impossibili da realizzare nell’arco di dieci anni come indicato, aggiungendo che la tutela dell’ambiente è già da tempo un obiettivo in Svizzera. Anche su questa iniziativa i sondaggi danno come prevalente il no. Ma, pur con tutto il rispetto per alimenti e ambiente, i riflettori nella Confederazione ora restano accesi soprattutto per il voto sulla neutralità.

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