Il primo test sarà tra meno di una settimana, quando, giovedì prossimo la Camera sarà chiamata a votare le pregiudiziali sulla riforma elettorale. Ma già da giorni i partiti fanno i conti, con un occhio ai sondaggi e l’altro alla manovra che sarà la “vera priorità”, come dice Antonio Tajani, assicurando che da parte di Forza Italia non ci sarà “nessun franco tiratore”.
Ma è proprio quello il vero timore del centrodestra, che nel segreto dell’urna qualcosa possa di nuovo andare storto, nonostante la consapevolezza che una nuova debacle porterebbe dritti dritti alle elezioni anticipate. Si votasse “il prima possibile” perché le destre sono state “un disastro”, insiste peraltro a dire la segretaria del Pd Elly Schlein, mentre Carlo Calenda continua a lanciare Azione nella sua corsa in solitaria, né con il centrosinistra né con il centrodestra.
Ciononostante il campo progressista – pure se il Pd scende sotto il 20% – sarebbe avanti, come risulta anche dall’ultima rilevazione di Ipsos Doxa per il Corriere della Sera, se Roberto Vannacci resterà fuori dalla coalizione guidata da Giorgia Meloni. E lo sarebbe, torna a ripetere Riccardo Magi, anche grazie ai voti di +Europa che “è il partito che cresce di più tra le forze di opposizione” in questa ultima rilevazione.
Motivo per cui “provano a tagliarci fuori” con le novità sulla raccolta firme. Questo è uno dei punti dolenti, che potrebbero essere bocciati dalla Corte costituzionale, secondo i comitati che già stanno preparando i ricorsi. L’altro rimane quello dell’alternanza di genere. “Oggi, con la proposta che è passata al Senato, potrà accadere che nel nostro Parlamento avremo il 15% di donne elette” torna all’attacco la presidente di Azione, Elena Bonetti, che già a luglio alla Camera aveva animato la rivolta delle deputate.
“La presenza femminile nelle liste è ampiamente garantita”, si difende invece Stefano Benigni, vicesegretario di FI e uno degli estensori di quello che gli azzurri amano chiamare Stabilicum, ricordando peraltro che nonostante le quote del Rosatellum, oggi in Parlamento “la presenza femminile si attesta intorno al 33%, quindi ben al di sotto del 40%”. E’ sempre lui a puntualizzare che non c’è spazio nel centrodestra per Futuro Nazionale, a meno che l’ex generale “non sia disposto a rivedere alcune sue posizioni, dando un segnale di disponibilità a ragionare insieme alla nostra coalizione”.
Un apparente spiraglio nel muro granitico che finora gli azzurri hanno eretto a Vannacci, subito stigmatizzato dal competitor al centro Carlo Calenda (“non hanno valori, vogliono solo posti”). Il leader di Azione, dando per scontato che la nuova legge alla fine passerà, tratteggia lo scenario che tutti temono, quello che alla fine nessuna delle due coalizioni raggiunga il 42% consegnando la prossima legislatura al proporzionale puro. Intanto devono passare queste ultime due settimane. E anche se per FI la legge elettorale non sarà “la priorità”, in Parlamento non si parlerà d’altro.
Un nuovo sondaggio indica la tenuta di FdI, leggero calo del Pd
Fratelli d’Italia rimane stabile al 26,4%, mentre calano la Lega al 4,7% (- 0,4%) e Forza Italia stimata al 7,3% con una perdita di un punto percentuale in un mese. Cala il Partito Democratico al 19,5% con una diminuzione di 0,6 punti percentuali, mentre resta stabile al 14,5% M5s e AVs al 6,3%. Ulteriore decisa crescita per Futuro Nazionale di Vannacci che è stimato all’8,8% con incremeto dell’1,7%. Questi sono gli orientamenti di voto analizzati dal sondaggista Nando Pagnoncelli, su sondaggio realizzato per il Corriera della Sera da Ipsos Doxa.
Secondo i dati, spiega Pagnoncelli, “la somma delle coalizione porta il centrodestra senza Vannacci al 39,4%, in calo di oltre un punto, e il centrosinistra allargato al 44,5%”. Come abbiamo già visto in altri momenti – dice Pagnoncelli – la somma aritmetica non sempre corrisponde al risultato ipotizzabile, quando a confrontarsi siano non solo i singoli partiti ma anche le coalizioni strutturate”. “In questo caso – aggiunge – infatti la coalizione progressista è stimata al 43,9% e il centrodestra tradizionale è stimato al 38,7%. La presenza di Vannacci vedrebbe la prevalenza di misura del centrodestra allargato che arriverebbe al 45,7% mentre l’alleanza progressista al 45,2%”. “In sostanza la presenza di Vannacci – continua Pagnoncelli – al momento per questi flussi di voto non garantisce di per sè la vittoria vista la stretta vicinanza delle due coalizioni”.
Secondo i dati l’indice di gradimento dell’esecutivo è a quota 40, a luglio era 42, mentre quello di Giorgia Meloni è passato dal 42 al 41. “Anche nella valutazione dei leader i cambiamenti sono in generale contenuti: qualche piccolo arretramento per Tajani da 26 a 24 probabilmente per una certa opacità del profilo del partito e per il recente infortunio comunicativo”. Anche per Vannacci sottolinea Pagnoncelli “nonostante l’aumento del consenso del suo partito” c’è un arretramento dal 21 al 19.
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