La linea del M5s su Kiev viene messa nero su bianco nel programma al voto degli iscritti. Poche parole per dire basta all’invio di materiale bellico a Zelensky. Bisogna “cambiare radicalmente l’approccio fallimentare dell’Italia e dell’Europa nei confronti della guerra in Ucraina” perché “continuare a inviare armi significa allontanare la pace”, recita la proposta che sarà votate dalla base pentastellata. Una posizione molto diversa da quella del Pd, su cui però la segretaria Elly Schlein – almeno per ora – si mostra dialogante: “Discuteremo con tutte le forze alleate del programma comune, sono certa che troveremo l’accordo su tutto”. Ma per una fetta del partito la linea di Giuseppe Conte in politica estera resta indigeribile: “Ho letto le proposte sull’Ucraina che deve votare il partito di Vannacc…Ah no, non era Vannacci”, punge il senatore riformista Filippo Sensi. Quello a Kiev “è un sostegno difensivo, non è un sostegno offensivo”, osserva Enrico Letta, secondo cui “sul tema Russia-Ucraina noi dobbiamo essere molto chiari”.
E il leader di Azione Carlo Calenda rincara la dose rivolgendosi direttamente a Schlein: “Certo che troverete un accordo con Conte. Ma lo farete calandovi le braghe. Come è avvenuto dal Governo Conte 2 in poi. Il problema che oggi in gioco c’è il futuro dell’Europa e della nostra libertà”. Intanto, fa ancora discutere la mano tesa di Elly Schlein a Giorgia Meloni sull’energia (la segretaria in una lettera si è detta pronta a un confronto con il governo sull’utilizzo dei 14 miliardi di euro che l’Italia potrebbe impiegare entro il 2028 per accelerare la transizione energetica). Dopo il “no” secco di Angelo Bonelli e Giuseppe Conte, anche Nicola Fratoianni si mostra quanto meno dubbioso: “Io ritengo che ci sia poco da collaborare con questo governo per le scelte che ha fatto e continua a fare, che sono prive di qualunque prospettiva”.
Nel percorso ad ostacoli per costruire l’alternativa, tra posizioni discordanti e contesa sulla leadership del campo largo, rispuntano anche vecchi attriti. I renziani? “Dobbiamo metterci nella prospettiva in cui nessuno abbia la possibilità di esercitare un potere di ricatto e condizionare gli obiettivi della coalizione – afferma il vicepresidente del Movimento Michele Gubitosa -. Non dobbiamo solo vincere le prossime elezioni politiche, dobbiamo durare cinque anni per poter cambiare il Paese” La consultazione dei pentastellati, che da oggi andrà avanti fino a domenica, si propone di mettere nero su bianco cosa dovrà fare il governo nei prossimi cinque anni “per migliorare concretamente la vita delle persone”, ovvero “la proposta del M5s al tavolo della coalizione progressista” (già soprannominata l’alleanza per la Costituzione). Si tratta della tappa conclusiva di Nova, “un lungo e prezioso lavoro svolto dal Consiglio nazionale che ha tenuto conto di quanto emerso dal percorso partecipato che ci ha visti impegnati negli ultimi mesi – dice Conte -. II documento” al voto “è una sintesi politica che tiene conto dei contributi degli oltre 17 mila cittadini coinvolti negli eventi sul territorio, iscritti e non iscritti al Movimento 5 Stelle, dell’esito del confronto deliberativo on line, nonché dell’attività politica già svolta in questi anni”.
Venti le aree tematiche: nella diciassettesima intitolata ‘l’Italia ripudia la guerra’ si mettono per iscritto altri due no: al piano Rearm EU e all’innalzamento della spesa per la difesa al 5% del Pil. Poi i cavalli di battaglia del Movimento: dalla reintroduzione dell’abuso di ufficio alla cannabis, dalla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, dal “Reddito 2.0” al congedo paritario, fino ai soldi del Ponte sullo stretto per la scuola. I giovani hanno uno spazio ad hoc con i voti aperti sul “Patto generazionale”.
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