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Venezia, vince la regista May el-Toukhy, sul palco le guerre con Naza e Dau

di Redazione Impresa mercati
13/09/2026
in Cultura
Venezia, vince la regista May el-Toukhy, sul palco le guerre con Naza e Dau
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La guerra a Gaza, la condizione delle donne del mondo e tanti altri richiami al mondo attuale dall’invasione dell’Ucraina alla crisi del lavoro, sono arrivati sul palco, attraverso i film vincitori, nella cerimonia di chiusura della 83/a Mostra internazionale del cinema Venezia segnata dalla politica e dall’assenza dell’Italia nei premi principali. A conquistare il Leone d’oro è May el-Toukhy (unica cineasta in gara nel concorso principale di quest’edizione insieme a Rachel Szor, coregista di Naza) per Woman Unknown, storia di una donna che alla fine della seconda guerra mondiale fa di tutto per nascondere un segreto che potrebbe distruggere il suo futuro. A interpretarla Mathilde Arcel emozionata vincitrice della Coppa Volpi come miglior attrice. “Per me Woman Unknown parla del corpo femminile come campo di battaglia e questione pubblica. E allo stesso tempo, il film racconta la storia di donne invisibili, non viste e senza voce” dice la regista che dedica il Leone anche alla figlia adolescente: “Metti via quel dannato telefono. Alza lo sguardo. Usa la tua voce per denunciare la disumanizzazione e per parlare a nome di coloro che sono stati abbandonati e messi a tacere”.

Molti si aspettavano, che il massimo premio potesse andare a Naza (in uscita evento dal 28 al 30 settembre con I Wonder), il documentario su Gaza che ha scosso il festival, invece al film va il premio speciale della giuria accolto dalla standing ovation in Sala Grande: “La realtà è che da quando è iniziata la Mostra, solo in questi dieci giorni, Israele ha ucciso almeno sei bambini palestinesi a Gaza – ha detto Yuval Abraham, regista con Rachel Szor che salendo sul palco si sono scambiati un lungo abbraccio con Kaouther Ben Hania, la regista di La voce di Hind Rajab, quest’anno in giuria -. Gli ufficiali dell’intelligence israeliana con cui abbiamo parlato ci hanno detto che questo massacro è sistemico”. Il cineasta ha anche ricordato che il governo italiano e quello tedesco “stanno bloccando le pressioni su Israele che potrebbero porre fine a tutto questo” .

La giuria, presieduta da Maggie Gyllenhaal ha anche attribuito il Leone D’argento – Premio per la migliore regia a Dau del cineasta russo dissidente Ilya Khrzhanovsky (arrivato alla premiazione con la mamma, alla quale ha reso omaggio nei ringraziamenti, ndr) la cui presenza era stata contestata, all’annuncio in selezione, dal governo ucraino, definendo il film uno strumento di propaganda filo-russa, accuse respinte poi dal direttore della Mostra Barbera e dal cineasta: “Per questo film hanno lavorato più di 2.000 persone, molte delle quali provenienti dall’Ucraina – ha ricordato Khrzhanovsky -. Dedico il premio agli ucraini che combattono in questa terribile guerra per la libertà, la pace e la vittoria, e io credo in loro”.

Spazio anche a un titolo già dato fra i favoriti nella corsa agli Oscar, il thriller/black comedy Wild Horse Nine di Martin McDonagh, con la Coppa Volpi maschile a John Malkovich, assente al lido, perché impegnato su un set a Montreal, che ha mandato un videomessaggio e si è detto “onorato per questo premio andato a cosi tanti magnifici attori in 83 anni di Mostra” . Il Leone d’argento Gran Premio della giuria, l’ha vinto invece Possible love del sudcoreano Lee-Chang Dong: “Viviamo in un’epoca in cui il significato del lavoro sta svanendo e i legami umani si stanno sempre più spezzando – ha sottolineato-. Ho realizzato questo film per chiedermi cosa il cinema possa e debba fare in tempi come questi. Considero questo premio come un segno che desiderate che io continui a pormi queste domande”.

Altro filo rosso della cerimonia di chiusura, condotta come quella d’apertura da Greta Scarano e Nicolas Maupas, l’assenza di premi per i cinque film italiani in corsa per il Leone d’oro.

E’ andata meglio nella sezione Orizzonti, dove l’opera prima di Tommaso Landucci, I figli della scimmia, ha ottenuto sia il premio per la sceneggiatura che per il miglior attore protagonista, Riccardo Scamarcio, nel ruolo del padre di un bambino disabile: “Voglio dedicare questo premio a tutti i papà del mondo, anche al mio e alla mia agente – ha detto l’attore -.

Condivido questo premio con un giovane attore al suo debutto, Andrea Aggio (il giovane interprete, realmente disabile, che recita nel film ndr)… Andrea abbiamo vinto!” ha aggiunto alzando il premio tra gli applausi. Un po’ di Italia anche nei ringraziamenti del regista francese Stephan Brizé, premiato per la sceneggiatura di Un bon Petit soldat, che ha definito, la sua protagonista, Alba Rohrwacher, “divina” e “un genio della recitazione”. A chiudere è stato il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco che ha anche annunciato le date della 84/a Mostra, in scena nel 2027 dall’1 all’11 settembre. 

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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