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Caro energia, Marangoni: “Gas a 80 euro livello preoccupante, Governo agisca sulle accise”

di Redazione Impresa mercati
09/09/2026
in Finanza
Caro energia, Marangoni: “Gas a 80 euro livello preoccupante, Governo agisca sulle accise”
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“Il caro energia preoccupa ma non deve allarmare. In altri momenti avremmo visto livelli decisamente più alti”. Così Alessandro Marangoni ad Adnkronos spiega gli effetti dei nuovi rialzi dei prezzi del gas e del petrolio. “Nell’immediato, con margini di bilancio limitati – ha proseguito il Governo può intervenire sulle accise dei carburantima sul piano strutturale, invece, la priorità deve essere accelerare la transizione energetica per ridurre la dipendenza dall’estero e dai combustibili fossili”. “Il nucleare è una soluzione di medio-lungo periodo – ha aggiunto – ma non una risposta all’emergenza attuale”.

Petrolio sopra i 100 dollari e gas europeo intorno ai 78. È una fiammata legata alla geopolitica o siamo all’inizio di una nuova fase?

“Non c’è dubbio che i fattori geopolitici siano in questo momento particolarmente rilevanti. Lo vediamo nella volatilità dei prezzi e nell’andamento di petrolio e gas negli ultimi mesi, che ha seguito le notizie sulla possibilità che si aprissero o si chiudessero i rubinetti dal Golfo. Non credo però che siamo di fronte a un momento di svolta: probabilmente è un altro degli “up and down” che abbiamo già visto in questi mesi. E non dimentichiamo che, rispetto ai picchi straordinari della crisi petrolifera degli anni Settanta, siamo ancora su prezzi relativamente contenuti”.

Qual è il livello dei prezzi che dovrebbe iniziare a preoccuparla?

“Siamo vicini. Cento dollari al barile non sono pochi: storicamente l’economia europea riesce a sopportare livelli nell’ordine dei 70-80 dollari. Ma per l’Italia a preoccupare soprattutto è il gas, che sta viaggiando pericolosamente di nuovo verso gli 80 euro per megawattora. È un livello veramente preoccupante per le imprese”.

Quanto è esposta l’Italia rispetto agli altri grandi Paesi europei?

“L’esposizione italiana è significativa. Non tanto per il petrolio, perché, salvo qualche eccezione, gran parte dei Paesi europei dipende dalle importazioni, quanto ancora una volta per il gas. Alcuni Paesi europei dispongono di maggiori risorse, mentre noi dipendiamo fortemente dal gas sia per la competitività del sistema industriale sia per le bollette dei cittadini”.

Quali sono i settori più a rischio in questo momento?

“Sicuramente la generazione elettrica, che nel nostro Paese dipende pesantemente dal gas. Pensiamo che circa il 70% delle ore di mercato faccia prezzo sul gas, contro poco più della metà in altri Paesi come la Spagna. Al di là dei luoghi comuni, più che alle imprese energivore, che comunque dispongono di misure specifiche, penso soprattutto alle piccole e medie imprese che operano in settori non considerati energivori in senso stretto, ma nei quali il costo dell’energia ha comunque un peso rilevante. Non dimentichiamo, inoltre, che tutto questo incide pesantemente sul costo dei trasporti e quindi, a cascata, su tutti i settori e sui prezzi dei prodotti”.

Con risorse pubbliche limitate, dove dovrebbe concentrarsi l’intervento del Governo: sulle bollette delle famiglie, sul sostegno alle imprese o sugli investimenti per ridurre strutturalmente il costo dell’energia?

“Il Governo italiano, purtroppo, per ragioni di equilibrio di bilancio ha spazi di manovra molto limitati. Vista la situazione dei prezzi e il quadro del mercato della raffinazione, è giusto concentrarsi sulle accise dei carburanti, anche considerando che una parte delle risorse può essere recuperata attraverso l’Iva”.

E sul piano strutturale quale dovrebbe essere la priorità?

“Più in generale il Governo dovrebbe dedicare non soltanto risorse, ma anche sforzi normativi e politici ad accelerare la transizione energetica. È l’unica strada per ridurre strutturalmente la dipendenza energetica dall’estero e dai combustibili fossili”.

Questa crisi può accelerare la transizione verso le rinnovabili oppure c’è il rischio che, nell’emergenza, tornino in primo piano gas, carbone e fonti tradizionali?

“Credo sia fondamentale accelerare sulla transizione. Risorse come il carbone sono state correttamente mantenute come backup, ma come extrema ratio rispetto a eventuali situazioni di carenza. Oggi, però, il problema non è tanto il rischio di una mancanza degli approvvigionamenti quanto il rischio legato ai prezzi. Gas e petrolio non scarseggiano in senso stretto, ma i loro costi sono sempre più elevati. Quindi bisogna accelerare sulla transizione e, nell’immediato, prevedere alcune misure tampone, come quelle sui carburanti”.

Quale ruolo potrebbe avere il nucleare?

“Il nucleare, se la tecnologia si svilupperà nella direzione auspicata, può rappresentare una soluzione strutturale, ma di medio-lungo periodo. Si parla di arrivare a impianti di nuova generazione allo stadio commerciale tra una decina d’anni. Da qui ad allora potremmo anche essere tornati ad avere il petrolio a 20 dollari e il gas a 20 euro: non possiamo saperlo. Può quindi essere una soluzione tecnologica interessante, ma non una risposta all’emergenza attuale”.

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