Torna la febbre sui rendimenti obbligazionari globali
Il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a 10 anni ha raggiunto livelli che non si vedevano dal gennaio 2025, per poi stabilizzarsi. Il rendimento dei titoli decennali giapponesi ha toccato il livello più alto dall’agosto 1996, mentre il rendimento di riferimento tedesco è salito al massimo del 2011. Ancora massimi anche per il rendimento dei Gilt decennali, balzato al 5,25%, mentre quello del trentennale ha raggiunto il 5,89%, il livello più alto dal maggio 1998. Anche il rendimento del Btp decennale è salito al 4,19% sui massimi dal novembre 2023, per chiudere poi al 4,16% (spread stabile a 83 punti). I rendimenti a livello globale sono in aumento perché gli operatori temono che i prezzi del petrolio persistentemente elevati possano alimentare l’inflazione.
Secondo gli analisti di Mps, è da evidenziare «il forte rialzo dei tassi reali in un contesto in cui le breakeven sono rimaste pressoché stabili e questo potrebbe indicare una maggiore attenzione del mercato verso altri aspetti oltre all’inflazione, come l’attesa di una maggiore offerta di titoli governativi a fronte di una domanda che potrebbe essere più debole».
Alla vigilia, c’è stato un tentativo di limitazione del danno da parte del Segretario al Tesoro Usa Bessent che ha parlato di un pacchetto di consolidamento fiscale di cui si discuterà nelle prossime settimane o mesi, «realizzando probabilmente che non ci sono scorciatoie, nella forma di twist agli acquisti ufficiali di bond, a uno stop alla salita dei rendimenti», aggiungono gli analisti.
A Piazza Affari deboli Poste e Tim, oil in rally
A Milano, a scontare maggiormente la pressione sui rendimenti dei bond è stavolta Poste Italiane (-3,8%) assieme a Tim (-3,6%) che, in questo momento, è sotto Opas da parte della società guidata da Matteo Del Fante.
Ma in rosso chiudono quasi tutti i titoli del Ftse Mib, a partire da banche e assicurativi alle prese con la partita del risiko. In rosso Unicredit (-1%), Generali (-1%), Mediobanca (-1,3%), Mps (-1,4%) e Intesa Sanpaolo (-1,8%), rispetto alla quale le «fisiologiche» interlocuzioni con la Consob sono «improntate alla massima trasparenza e collaborazione» e «non rallenteranno il processo in corso» dell’Opas sul Monte, in base a quanto riferito da fonti al lavoro sul dossier. A pesare sui corsi azionari delle banche c’è però la prospettiva di un aumento dei tassi di interesse che, se da un lato sosterrà i ricavi degli istituti di credito, dall’altro rischia di mettere sotto pressione la capacità delle aziende di sostenere il costo del debito e, di conseguenze, la qualità del portafoglio crediti. Senza dimenticare i timori legati all’aumento dei costi di finanziamento in un momento in cui cresce la necessità di investire nella svolta It legata all’intelligenza artificiale.





