Alla porta Est del gigantesco complesso industriale di Wolfsburg, i dipendenti della Volkswagen si incrociano per il cambio turno delle 2 del pomeriggio. Passano alla spicciolata davanti a un paio di troupe televisive, pochi hanno voglia di fermarsi a raccontare cosa hanno visto e sentito.
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Il Ceo Blume: servono sacrifici
L’assemblea straordinaria, voluta da Ig Metall sul maxi piano di ristrutturazione del gruppo, si è conclusa da poco. L’amministratore delegato, Oliver Blume, ha ribadito che la crisi del colosso dell’auto è grave e servono sacrifici. Quello di martedì 25, è stato solo il primo dei nove incontri con i dipendenti. Mercoledì 26 Blume sarà ad Emden e a Zwickau, due dei quattro stabilimenti che potrebbero chiudere nei prossimi anni, insieme a Neckarsulm e Hannover. I manager non vedono per loro prospettive economiche dopo il 2030.
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Proprio la comunicazione del Cda è la cosa che più preoccupa i lavoratori, come denuncia un sondaggio interno condotto dal sindacato. Il piano di risparmi per risollevare il margine operativo lordo dall’attuale 3,8% porterebbe a sacrificare altri 50mila posti in tutto il mondo entro il 2030. Si sommerebbero alle 50mila uscite già in corso in base all’accordo raggiunto nel 2024, al prezzo di scioperi, scontri e compromessi.
Dopo nemmeno due anni, si ricomincia e secondo calcoli del sindacato, si potrebbe salire fino a 115mila esuberi, se davvero il gruppo chiuderà gli stabilimenti bollati come non competitivi. Blume ha affermato che questa decisione non è stata ancora presa e che resta «l’ultima e più costosa delle soluzioni». In precedenza, aveva detto che una partnership con il settore della difesa o il trasferimento in Europa della produzione di modelli realizzati per il mercato cinese potrebbero rappresentare soluzioni preferibili al problema della sovraccapacità degli stabilimenti tedeschi. Il gruppo sta già cercando un acquirente per l’impianto di Osnabrück, dove la fabbricazione è destinata a cessare dal prossimo anno, sulla base del precedente piano di risparmi.
In Germania metà dei tagli
«Allo stato attuale, circa la metà delle misure di adeguamento riguarda la Germania, mentre l’altra metà riguarda il resto del mondo», ha spiegato Blume, riferendosi al taglio dei posti di lavoro. Nel suo discorso, diffuso dall’azienda, ha sottolineato che i 50mila nuovi esuberi si basano su un parametro teorico, volto ad allineare i costi di Volkswagen a quelli dei concorrenti (già qualche giorno fa, aveva detto che non si tratta di «un obiettivo fisso»).





