Il governo sta approfondendo il tema del caro carburanti alla vigilia della scadenza dello sconto sulle accise, in vigore fino a domani 26 agosto. A quanto si apprende da diverse fonti, questa mattina c’è stata una riunione in videocollegamento con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a cui hanno partecipato, tra gli altri, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi.
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Domani consiglio dei ministri
Domani, secondo quanto si apprende da fonti di palazzo Chigi, è previsto un nuovo Consiglio dei ministri, che dovrebbe prorogare per alcuni giorni le misure già in vigore, così da consentire al Governo di lavorare a un intervento più mirato. Quella in scadenza domani, dunque, non sarà la misura definitiva, ma servirà a consentire di mettere a punto il provvedimento nei tempi che sono necessari. L’obiettivo, spiegano le stesse fonti, è predisporre una misura maggiormente concentrata sulle fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato, rendendo così l’intervento più efficace e selettivo.
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Salvini: penso proroga accise per alcuni giorni, fino a settembre
“Intanto prorogheremo lo sconto diesel e poi stiamo ragionando più a lungo termine”. Così il leader della Lega Matteo Salvini a interpellato in un punto stampa al Meeting di Rimini sul Cdm convocato per domani. A chi gli chiede per quanto sarà prorogato lo sconto sulle accise risponde “per alcuni giorni, fino a settembre, immagino. Poi io vorrei fare qualcosa di più continuativo, di qualcosa di più sostanzioso, e quindi servono soldi”.
Fonti Chigi: sugli extraprofitti solo un intervento europeo garantisce equità
Sul tema del contributo sugli extraprofitti del settore energetico, “un intervento coordinato a livello europeo è l’unico strumento in grado di garantire equità e neutralità competitiva: facendo contribuire in egual misura tutte le aziende petrolifere ed energetiche che operano nel mercato unico Ue, si evita di creare discriminazioni commerciali e si protegge la competitività del sistema industriale nazionale”. Lo sottolineano fonti di Palazzo Chigi, spiegando che l’Italia continua a portare avanti con determinazione la propria iniziativa su questo tema, “promuovendone la discussione a livello europeo”.
Fonti Chigi: con azione nazionale su extraprofitti rischio asimmetrie di mercato
Ieri una portavoce della Commissione Ue aveva affermato che “la tassazione degli extraprofitti è di competenza degli Stati membri, che possono agire sulla base della legislazione nazionale”. Spiegando che “l’Italia continua a portare avanti con determinazione la propria iniziativa sul tema del contributo sugli extraprofitti del settore energetico, promuovendone la discussione a livello europeo”, fonti di Palazzo Chigi ritengono “fondamentale tuttavia chiarire un equivoco sul metodo: la Commissione Europea non è stata ’interrogata’ per un parere o un’autorizzazione vincolante su questo specifico punto, né si è di fronte a una censura o un rigetto delle posizioni italiane”. “A differenza della missiva che l’Italia indirizzò al Commissario Hoekstra il 3 aprile scorso insieme ad altri quattro Stati membri (tra cui la Germania) – precisano le stesse fonti -, la lettera inviata dall’Italia (insieme ad altri cinque Paesi dell’Unione europea) il 22 agosto è un documento indirizzato alla presidenza di turno irlandese nell’ambito della filiera in sede Ecofin. Si tratta perciò di un’iniziativa politica pensata per aprire un confronto diretto e un dibattito tra i ministri delle Finanze dei Paesi membri. La Commissione non è dunque il destinatario di un’istanza formale di valutazione, ma la discussione attiene al dialogo politico sovranazionale tra Stati membri”. “È poi indiscutibile che ciascuno Stato mantenga la facoltà di adottare interventi a carattere nazionale. Tuttavia, un’azione limitata al solo perimetro di un singolo Paese rischia di produrre evidenti asimmetrie di mercato – affermano ancora le fonti di Palazzo Chigi -. Se la misura venisse applicata esclusivamente a livello nazionale, si finirebbe per penalizzare l’operatore energetico di Stato (e le imprese nazionali del settore energetico che operano principalmente sul mercato interno), ponendole in una situazione di svantaggio rispetto ai concorrenti internazionali che operano negli Stati membri limitrofi, privi di analoghi prelievi”. “Un intervento coordinato a livello europeo – è la conclusione – è l’unico strumento in grado di garantire equità e neutralità competitiva: facendo contribuire in egual misura tutte le aziende petrolifere ed energetiche che operano nel mercato unico Ue, si evita di creare discriminazioni commerciali e si protegge la competitività del sistema industriale nazionale”.





