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Unicredit-Commerz: il giallo della sede in Germania e la resistenza (timida) dei sindacati tedeschi

di Redazione Impresa mercati
21/04/2026
in Finanza
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Per alcuni esponenti dell’Spd è una condicio sine qua non, per altri si tratta soltanto di una leva tattica. Ma secondo fonti finanziarie consultate da Adnkronos, non è nell’ordine delle cose: non esiste alcuna ipotesi concreta di trasferire la sede di Unicredit in Germania nell’ambito dell’operazione in corso con Commerzbank.

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Alcuni rumors, suggestivi, ma non confermati, ipotizzano che la creazione di un gruppo industriale a prevalenza tedesca — anche alla luce dell’integrazione con HypoVereinsbank — possa portare a un riequilibrio geografico, con un peso operativo e dimensionale della Germania superiore a quello italiano: più Francoforte che Milano. Altri sostengono che un eventuale spostamento della sede potrebbe favorire un clima più collaborativo con le istituzioni tedesche, tradizionalmente attente al controllo nazionale degli asset bancari strategici. C’è anche chi ritiene che una simile mossa verrebbe interpretata come un segnale politico verso il sistema Paese, utile a facilitare autorizzazioni e interlocuzioni istituzionali.

Stando alle fonti, la posizione dell’istituto resta invariata: nessun trasferimento è in discussione. Anzi, c’è chi parla apertamente di “voci interessate”, inserite in una più ampia strategia volta a ostacolare l’operazione. A supporto di questa lettura emergono almeno tre elementi. Il primo riguarda i tempi: l’integrazione è ancora lontana. L’operazione attuale consiste in un’Ops finalizzata al superamento del 30%, mentre un’eventuale fusione — se mai si concretizzasse — non potrebbe avvenire prima del 2029. Solo allora si potrebbero affrontare questioni strutturali come la sede legale, non certo in questa fase preliminare.

Il secondo elemento riguarda i sindacati italiani, che — sempre secondo le fonti — sarebbero pronti a opporsi duramente a un’ipotesi di questo tipo. Il terzo è politico. Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera, ha dichiarato ad Adnkronos: “Sono scelte aziendali sulle quali non intervengo, ma se venisse leso l’interesse nazionale immagino che il governo possa utilizzare le procedure e le norme che tutelano l’interesse stesso”. In sintesi, lo spostamento della sede non appare all’ordine del giorno.

Nel frattempo, proseguono le interlocuzioni tra le parti. Uno dei nodi principali resta la resistenza dei sindacati tedeschi di Commerzbank, che tuttavia – stando a quanto apprende AdnKronos – negli ultimi tempi hanno attenuato almeno i toni. La motivazione è semplice: le organizzazioni dei lavoratori non possono limitarsi a una difesa politica dell’indipendenza della banca: devono entrare nel merito.

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Uno dei temi più sensibili è infatti quello degli esuberi. In Germania, eventuali interventi di Unicredit verrebbero comunque gestiti in accordo con i sindacati, come già accaduto in passato, e distribuiti su un arco temporale pluriennale. Le stime più recenti ridimensionano sensibilmente le cifre iniziali: si parla di circa 7.000 esuberi complessivi, meno della metà rispetto alle prime ipotesi, da realizzare in un periodo di cinque anni più due. Un processo che potrebbe essere in parte assorbito dal naturale turnover, considerando l’elevata presenza di personale vicino alla pensione.

Questo dato va letto anche alla luce della strategia già in atto di Commerzbank, che prevede interventi sull’organico, anche attraverso lo spostamento di personale verso Paesi dell’Est Europa, con conseguente riduzione dei costi. Un approccio più rude rispetto al modello basato su uscite volontarie e riqualificazione, e che – stando a quanto sottolineano diversi fonti di mercato all’AdnKronos – evidenzia un certo paradosso rispetto alla difesa dell’occupazione nazionale, spesso evocata nel dibattito politico tedesco. (di Andrea Persili)

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